Federdistribuzione: chiusure domenicali un danno per cittadini e occupazione

(Teleborsa) – “Le aperture domenicali consentono un incremento sui consumi dell’1% sui generi alimentari e del 2% su quelli non alimentari. Se consideriamo che le vendite al dettaglio, secondo i dati ISTAT dei primi sette mesi del 2018, sono pari a zero, è evidente come quello che sembra un incremento percentuale di poco conto, in realtà è un’enormità”.

In un’intervista rilasciata a Teleborsa, Federdistribuzione – l’Associazione che raggruppa centri commerciali e ipermercati – quantifica il danno che la chiusura domenicale dei negozi potrebbe avere sull’economia, in un periodo storico di ripresa dopo la crisi degli ultimi anni.

“Se veramente si dovesse arrivare alle chiusure domenicali, andremmo a perdere un grande vantaggio e faremmo un passo indietro dopo oltre 6 anni di liberalizzazione. Siamo favorevoli alle aperture domenicali e festive perché riteniamo siano un servizio per i cittadini: i numeri parlano di 19,5 milioni di persone che acquistano la domenica, di cui 12 milioni nella sola Distribuzione Moderna Organizzata. Inoltre, laddove i punti vendita rimangono aperti 7 giorni, la domenica è il secondo giorno per fatturato, rappresentando quasi il 15% del fatturato settimanale“.

Tornare indietro rispetto alla situazione attuale per Federdistribuzione implicherebbe, oltre a un peggioramento del servizio offerto ai cittadini, “un indubbio vantaggio all’e-commerce, che potrebbe accelerare la propria crescita aggravando così la situazione per il commercio, che investe sui territori creando occupazione, sviluppo locale e presidio sociale”.

Inevitabili impatti sull’occupazione, con 40 mila lavoratori a rischio. “Il minor numero di giorni di apertura e di ore lavorate nei punti vendita – e quindi le minori vendite – si aggiungerebbe alle tensioni sull’occupazione generate dalla crescita dell’e-commerce. Riportare la situazione normativa al pre ‘Salva Italia’ genererà minori salari distribuiti e una perdita occupazionale almeno pari ai benefici generati dal 2012, tra nuova occupazione e posti di lavoro tutelati, senza considerare l’indotto. Auspichiamo pertanto un ulteriore confronto politico su questo tema così delicato”.

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