Economia comportamentale: ecco le 5 professioni a tema più richieste

Cinque professioni che in Italia sono ancora poco diffuse, ma che – secondo il premio Nobel Richard H. Taler – rappresentano il futuro

È la materia del premio Nobel 2017 Richard H. Taler, l’economia comportamentale, quella branca della scienza che applica i principi della psicologia ai fenomeni finanziari. Ed è, questa, una disciplina che richiede figure professionali specializzate con competenze economiche come di psicologia. Quali sono, quindi, questi lavori in Italia, un Paese che – ancora – sul mercato come nelle università di economia comportamentale parla pochissimo?

Innanzitutto, il “Choice Architect”, letteralmente “l’architetto delle scelte”. La Choice Architecture parte dal presupposto che ci siano diversi modi per introdurre un’opzione a chi deve prendere una decisione, e che il decisore possa essere influenzato variando l’ordine delle alternative di scelta, oppure selezionando diverse “opzioni di default”, scelte predefinite che diventano effettive quando questo non compie un’azione volta a cambiarle. Sostanzialmente, sono delle raccomandazioni generalmente accettate passivamente. Chi si specializza in Choice Architecture è in grado di progettare interventi di comunicazione capaci di diminuire il costo della ricerca da parte del consumatore, in modo che egli interagisca di più con una determinata marca. Inoltre, sa dare indicazioni all’azienda circa gli schemi mentali attivati dal consumatore in risposta a determinati stimoli. Un esempio di applicazione, in America, è stato il progetto “Destiny Health Plan”, ideato da alcune compagnie d’assicurazioni per incentivare i clienti a condurre una vita sana: chi sceglieva di intraprendere attività salutari (come iscriversi in palestra) guadagnava punti validità da utilizzare per l’acquisto di soggiorni o biglietti aerei.

C’è poi l’analista comportamentale. Che non è una figura nuova, ma che oggi – grazie anche al lavoro della Siacsa (Società Italiana degli Analisti del Comportamento) – è meglio definita e ha trovato nuovi sbocchi lavorativi. All’estero, è molto richiesta nel campo decisionale e nelle scelte, ma anche in campo organizzativo, ergonomico, clinico, educativo e riabilitativo. In Italia vi è il master dello Iescum, che forma analisti comportamentali ABA, orientati principalmente all’aspetto clinico ed educativo.

Il “Behavioral Innovation Director” – con competenze strategiche e la capacità di individuare le tendenze di cambiamento, legate alle tecnologie e alle risposte della comunità – è in grado di migliorare le risorse umane, innovando il comportamento di chi si occupa di incentivi e di costumer experience. Per intraprendere questa professione, è necessario un Master in scienze cognitive e comportamentali. L’”Emphaty Trainer” (“trainer per intelligenze artificiali”) ha invece capacità di comprensione e di problem solving dell’intelligenza artificiale, e quindi delle assistenti virtuali. L’obiettivo è arrivare a fornire ai robot gli strumenti per riconoscere gli elementi para-verbali, come il tono della voce o le note di sarcasmo.

Infine, il “Service Dsigner”, il “designer dei processi”. Che, con conoscenze di psicologia, management, antropologia, sociologia e nuove tecnologie, permette di snellire e di digitalizzate i servizi (ad esempio in aziende come le assicurazioni e gli istituti di credito) per renderli adeguati alle risposte comportamentali degli utenti, migliorando così la relazione tra la persona e i servizi pubblici a lei dedicati.

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