E-commerce: la Cina ci crede e investe in Italia

L’anno della pandemia ha visto il definitivo decollo delle vendite online. Un’opportunità per le imprese italiana, soprattutto per quanto riguarda l’export. In prima fila ci sono i mercati dei Paesi asiatici.

Il commercio elettronico si sta affermando come un fondamentale canale di vendite per le imprese. La pandemia, i lockdown hanno dato la scossa e cambiato le abitudini degli italiani. Le imprese del made in Italy hanno una grande opportunità. Al mercato nazionale – che ha visto aumentare in maniera esponenziale i potenziali clienti – si affiancano le nuove frontiere oltre confine, a partire dalla Cina.

L’amministratore delegato di Aosom Italy, multinazionale cinese con sede a Ningbo, Fabio Missoli traccia un interessante disegno del nuovo corso per le aziende: i vantaggi dell’e-commerce, legati con doppio filo, all’apertura dei nuovi mercati asiatici.

Il 2020 potrebbe essere ricordato come l’anno dell’affermazione del commercio elettronico in Italia? E il trend di crescita sarà strutturale?
Direi proprio di sì, nel 2020 è avvenuto un cambio epocale per l’Italia che riduce il gap della diffusione dell’e-commerce con gli altri Paesi europei. Nonostante, per esempio, che l’Italia abbia una maggiore popolazione rispetto alla Spagna, quest’ultima aveva più utenti così detti “shoppers” e con una spesa media annuale decisamente superiore a quella degli eshopper italiani (nel 2019, solo il 38% degli utenti Internet contro 83% della Germania o il 63% della Spagna).

La pandemia ha “obbligato” molti italiani a provare ad effettuare il loro primo acquisto online, magari della spesa alimentare, vista la difficoltà nel recarsi nei punti vendita, per poi rendersi conto di quanto fosse facile, comodo, veloce e conveniente effettuare gli acquisti online.

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L’azienda che guida quanto è cresciuta nel nostra Paese?
Anche per Aosom Italy il 2020 rappresenta la svolta, non più il fanalino di coda tra le filiali di Aosom e si allinea alla crescita degli altri Paesi europei, paesi con una “storia” e-commerce molto più “antica” della nostra.
Nel 2020 il fatturato si è attestato a più di 38 milioni di euro, con una crescita del 110% rispetto al 2019. Numeri davvero impensabili nel 2014 quando la filiale è stata aperta e il personale era composto da 3 dipendenti. Ora l’azienda ha oltre 35 dipendenti assunti a tempo indeterminato e con l’obiettivo di arrivare a circa 60 entro il 2021 e 100 dipendenti del 2022, rinforzando tutte le strutture aziendali, sales&marketing, logistica, servizio clienti, amministrazione. L’obiettivo di fatturato per il 2021 è di oltre 100 milioni, sembra molto azzardato ma dalle analisi che sono state fatte, è un obiettivo realizzabile. Questo infatti sarà possibile grazie ad un attento lavoro di ricerca dei prodotti più indicati per il mercato italiano e della ricerca di fabbriche che possano garantire un approvvigionamento costante sia in termini di quantità che di qualità.

Perché una PMI deve aprire all’e-commerce? E qual è il giusto mix tra commercio elettronico proprietario, sul proprio sito e marketplace su una grande piattaforma tipo Albaba, Amazon?
La domanda non ha una semplice e unica risposta. Dipende in primis dalla categoria merceologica e dal target. Nel nostro caso siamo entrati in un mercato dove le nostre categorie merceologiche non erano molto presenti sul web, per via delle difficoltà operative logistiche per la movimentazione di prodotti ingombranti e pesanti. A differenza di categorie merceologiche come l’elettronica di consumo, la nostra categoria aveva un grosso potenziale di crescita.

Amazon rappresenta un’ottima vetrina, sia per chi vuole vendere in tutta Italia sia per chi vuole avere una vetrina europea. Certo vendere in tutta Europa comportata un livello di complessità superiore, come ad esempio, la necessità di fornire le schede prodotto nelle diverse lingue, così come il servizio clienti e i costi di spedizione superiori. Dipende, ancora, dai prodotti e dai potenziali margini. Altro vantaggio nell’uso di Amazon è sicuramente il programma denominato FBA (Fulfillment By Amazon, conosciuto in italiano come “Logistica di Amazon”), ossia la possibilità di mandare i propri prodotti direttamente nella logistica di Amazon che si prenderà carico di gestire interamente il processo di evasione e spedizione dell’ordine, fornendo anche ai clienti finali il servizio PRIME, ossia la consegna gratuita in tempi rapidi. Per molte aziende, non strutturate per effettuare vendite B2C, ossia al consumatore finale, questo rappresenta un grande vantaggio. Così come un grande vantaggio è quello di non gestire i resi che purtroppo nel mondo dell’eCommerce incidono molto sui costi aziendali. Ovviamente è necessario fare molta attenzione nel vendere i prodotti con il servizio Amazon FBA, perché i costi non sono facili da calcolare (costi di ingresso prodotto, tempo di permanenza, costi di evasione e spedizione, …) e che si aggiungono ovviamente alle normali commissioni che Amazon richiede per le vendite sul proprio marketplace.

Infine, contrariamente a quanti in molti dicono o fanno credere, vendere su Amazon richiede competenze specifiche e investimenti che poche aziende possono permettersi. E’ finita anche l’era che era sufficiente un solo prodotto da mandare in FBA per poter guadagnare subito e tanto. Un prodotto potrebbe vendere molto bene per qualche settimana per poi non vendere più nulla nelle settimane successive, da cui la necessità di avere a disposizione decine se non migliaia di prodotti. Vendere sul proprio sito potrebbe sembrare una buona soluzione, ma si deve tenere conto che l’apertura di un sito è come aprire un negozio nel deserto, se non lo si fa conoscere, difficilmente qualcuno lo può trovare. I costi per pubblicizzare i propri prodotti o servizi possono incidere notevolmente sui margini del prodotto e non è pensabile partire con poche decine di euro al mese. E’ necessario un investimento considerevole, non ci sono scappatoie, in caso contrario potrebbero essere soldi sprecati inutilmente. Senza contare poi tutti i costi di sviluppo e manutenzione della piattaforma e-commerce, difficilmente calcolabili e per questo il fornitore tecnologico deve essere assolutamente affidabile e proporre soluzioni chiare e modulari per non arrivare mai a discutere su “questo non era previsto”.

L’e-commerce di Italiaonline è integrato con Amazon e Alibaba

Qual sono i problemi più comuni che deve affrontare un’impresa che per la prima volta è alle prese con il commercio elettronico
Il problema principale è la mancanza in casa di competenze specifiche e non solo digitali. Ad esempio, la logistica per l’e-commerce è importante quasi come il prodotto stesso. Il cliente e-commerce si aspetta di ricevere il prodotto in tempi rapidissimi e con spedizione tracciata. Questo implica rivedere il processo di picking nella propria logistica così come gli accordi con i corrieri. L’operatività poi cresce in maniera esponenziale con l’aumento degli ordini ed è necessario assicurare la massima efficienza e scalabilità di tutti i processi logistici. Un conto è gestire 100 ordini al giorno e un conto è gestire quasi 10.000 ordini al giorno come ci è capitato in alcuni periodi dell’anno. Per dare un’idea della complessità posso dire che durante il picco degli ordini, nella nostra logistica sono arrivati sino a quasi 50 bilici dei corrieri per ritirare le spedizioni, questo implica necessariamente un’attività di coordinamento molto precisa. Altro aspetto rilevante nella logistica per l’e-commerce è la così detta logistica inversa, in parole semplici, la gestione dei resi. I resi rappresentano nel migliore dei casi l’1-2% delle vendite, sino ad arrivare quasi al 40% nel caso dell’abbigliamento soprattutto se non si interviene in modo preciso nelle schede prodotto con descrizioni precise su taglie e misure.

Il servizio pre e post vendita è un’altra delle componenti fondamentali per il successo del proprio l’ecommerce. L’azienda occorre organizzarsi per avere un servizio clienti che risponde prontamente alle richieste del cliente o del potenziale cliente e non solo via eMail o telefonicamente ma anche attraverso tutti i social media dove l’azienda è presente. Servizio clienti che deve avere orari operativi più ampi che il resto dell’azienda, ad esempio dalle 8 alle 20, dal lunedì al sabato.
Infine una parola sull’approvvigionamento dei prodotti. Sia che l’azienda che vuole vendere su e-commerce sia produttrice che rivenditore dei prodotti, deve prestare molta attenzione nel vendere i prodotti che siano realmente disponibili ed evadibili, in caso contrario il rischio di fallimento del progetto e-commerce può essere dietro l’angolo.

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