Dossier ex-Ilva: subito tensione Governo-Sindacati

Il Ministro Urso, intanto, convoca il 19 gennaio le parti sociali che proclamano lo sciopero

Si annuncia bollente anche per il Governo Meloni il dossier ex-Ilva che ha messo alla prova i precedenti esecutivi. Nelle scorse ore,  il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge recante ‘Misure urgenti per impianti di interesse strategico nazionale’ che prevede per l’ex Ilva che i 680 milioni, già stanziati, possano essere utilizzati fin d’ora quale finanziamento soci convertibile in futuro aumento di capitale.

Ex Ilva, Governo approva decreto

Mossa per niente gradiata alle segreterie territoriali di Fiom, Uilm e Usb di Taranto, che insieme alle rappresentanze sindacali unitarie di Acciaierie d’Italia, hanno replicato alzando il muro, ossia con una mobilitazione a Roma e con uno sciopero di 32 ore dalle 23 del 10 gennaio alle 7 del 12 gennaio.

Intanto, è arrivata alle parti sociali la convocazione sulla vertenza dell’ex Ilva annunciata dal ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, per il 19 gennaio. L’incontro si svolgerà a partire dalle 14 nel parlamentino del dicastero in via Veneto e in modalità mista, presenza e videoconferenza. L’incontro si annuncia delicato

Sindacati proclamano sciopero

Le decisioni del Cdm sull’ex Ilva “non rispondono alle richieste avanzate né in materia di produzione né in materia di occupazione né in materia di ambiente e tutela della salute, ma soprattutto non c’è una risposta alla richiesta di pubblicizzazione avanzata dalle Organizzazioni sindacali a fronte delle inadempienze aziendali, nonostante lo stanziamento dei 680 milioni di euro deciso oggi dal Governo”. Lo dice il leader della Fiom-Cgil, Michele De Palma. “Pertanto – prosegue – insieme con gli altri sindacati porteremo avanti le iniziative previste, necessarie a salvaguardare la più grande industria siderurgica nazionale, i lavoratori, la salute, la sicurezza e l’ambiente. L’assoluta mancanza di dialogo e di confronto da parte del management aziendale e del governo rappresenta un ulteriore elemento di difficoltà che si scarica sulla possibilità di definire una prospettiva certa per la risalita produttiva e per il rientro dei lavoratori dalla cassa integrazione nonché per il destino dei lavoratori dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e delle imprese dell’indotto”.

Per il leader della Uilm, Rocco Palombella “l’approvazione del provvedimento per l’ex Ilva, che prevede un finanziamento a fondo perduto di 680 milioni, è una resa incondizionata del Governo nei confronti della multinazionale”. Palombella parla di “atto grave e irresponsabile, che non ha ascoltato le nostre grida di allarme, riteniamo sbagliato concedere questa ingente somma di denaro pubblico senza reali garanzie occupazionali e produttive né vincoli chiari sul futuro dell’ex Ilva. Questo provvedimento è l’ennesima occasione persa da parte di un Governo del nostro Paese, perché da una parte si consente una produzione minima che farà continuare a perdere economicamente, dall’altra parte si consente alla multinazionale di continuare ad avere mani libere che potrà portare alla chiusura definitiva dell’ex Ilva e di un asset strategico della siderurgia italiana. Un pannicello caldo che terminerà i suoi effetti nelle prossime settimane, dopo che verranno pagati i debiti con i fornitori energetici e con le ditte dell’indotto. Sono stati concessi 680 milioni di euro pubblici senza uno straccio di piano industriale. È una vergogna”. Per questo “confermiamo la nostra manifestazione dell’11 gennaio a Roma davanti Palazzo Chigi – aggiunge – il Governo deve ascoltare i 20 mila lavoratori e le comunità interessate. No a forzature, saremo intransigenti per il bene dei lavoratori e il futuro della più grande acciaieria europea”.

Ecco perchè

Il decreto del Governo nei confronti di Acciaierie d’Italia (ex-Ilva)”contiene molti aspetti che vanno approfonditi prima di emettere sentenze drastiche e contrarie. In particolare, vogliamo insistere nel verificare le modalità del prestito e della ricapitalizzazione, gli impegni economici e gestionali che competono ad Arcelor Mittal, ma soprattutto le condizioni produttive, occupazionali e di gestione che, stante quanto annunciato, sarebbero previste”. Lo dichiara il leader della Fim-Cisl, Roberto Benaglia.

“Abbiamo chiesto che non vi sia nessun regalo di Stato ai Mittal e nessuna mano libera sull’azienda – aggiunge – solo approfondendo le misure, potremo capire il futuro di questa società e dei 20mila lavoratori coinvolti, lavoratori che certo non potevano essere abbandonati a se stessi. Apprezziamo per il momento il fatto che il Mimit abbia già previsto per il 19 gennaio un confronto strutturato con il sindacato e le parti interessate su questo nuovo piano. Fino ad allora non staremo fermi, ma non pensiamo che il sindacato debba sottrarsi al confronto e alla ricerca di soluzioni.La situazione di questa vertenza è troppo delicata e non permette al sindacato di voltare le spalle alla realtà”.