Perché in Italia donna non fa rima con lavoro

I media stranieri si accorgono del fenomeno e puntano il dito contro tradizione e pregiudizi, ma anche sul fatto che l'immagine femminile più diffusa sia ancora quella della velina

Cosa tiene lontane le donne italiane dal mondo del lavoro? Noi le risposte più o meno le conosciamo e c’è solo da augurarsi che le cose cambino in fretta. Adesso è invece all’estero che si sono accorti del fenomeno e anche i media di oltre frontiera cominciano a parlare della questione.

La Bbc ad esempio parte da un dato caratteristico: la disoccupazione femminile, già al 46% in tutto il Paese, si impenna nel Meridione. E per spiegare la cosa l’emittente britannica ricorre a un mix di tradizione e pregiudizio che continua a relegare le lavoratrici in una ristretta nicchia sociale.

La testata ricorre all’aiuto di specialisti di casa nostra per analizzare il fenomeno. Come ad esempio l’economista Fiorella Kostoris, moglie del ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa che ricorda come in generale le donne non siano viste come candidate ideali da chi offre lavoro. E il risultato è che almeno sei milioni di possibili occupate restano a spasso.

Sempre secondo l’economista, se il mondo del lavoro tricolore si aprisse all’altra metà del cielo anche solo per poche centinaia di migliaia di posizioni, il Pil ne guadagnerebbe fino all’1%. Se quindi trovasse lavoro tutta la parte restante, la differenza di ricchezza nel Paese sarebbe consistente.

Poi tradizionalmente le donne mancano dal mercato lavorativo in Italia per avere possibilità di diventare madri, ma – fanno notare gli inglesi – l’Italia ha anche un tasso di natalità molto basso. Quindi sussiste un’inspiegabile contraddizione. Ecco che quindi l’indice viene puntato contro l’assenza di politiche di sostegno alla famiglia in generale per permettere alle donne di diventare anche madri senza rinunciare al lavoro.

La Bbc riporta poi il fatto che l’immagine femminile tradizionalmente trasmessa dalle televisioni italiane è quella che noi chiamiamo il “modello velina”, ossia quello di ballerina poco vestita con ruoli di contorno. Immagine che, secondo gli inglesi, contribuisce a non favorire la crescita dell’occupazione femminile.

E poi le aziende. Citando il ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino, la testata britannica riporta l’urgenza di pressioni politiche affinché le posizioni manageriali possano essere allargate anche al gentil sesso. Con buona pace delle statistiche infatti, la recente nomina di Emma Marcegaglia a capo di Confindustria rappresenta la classica eccezione. “Persino la Grecia vanta un acesso più ampio al mercato del lavoro per le donne, mentre la Spagna ha avuto il coraggio di cambiare strada dimostrando che si può fare” ha detto tempo fa Bonino. E l’allarme all’estero non è sfuggito.

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