Donne e lavoro: paura della maternità, come comportarsi?

Come comportarsi sul lavoro se sei donna e hai paura di andare in maternità: leggi e tutele che regolano uno dei momenti cruciali della vita femminile

Una delle paure più grandi delle donne sul lavoro è la maternità: uno spauracchio che causa nella maggioranza dei casi preoccupazione in ufficio, non solo per il datore di lavoro, ma anche per i colleghi che potrebbero veder aumentare il carico di lavoro pro capite.

I dubbi e le paure delle donne che hanno scoperto di essere in dolce attesa o che sognano la maternità non hanno fondamento, poiché esistono tutele e leggi specifiche a riguardo. Inoltre, un atteggiamento positivo e corretto in ufficio è la giusta maniera per tornare a lavorare senza ansia dopo il periodo di congedo.

Lavoro e maternità: cosa dice la legge?

Il decreto legislativo 151/2001 tutela le donne in dolce attesa e tutti i diritti della maternità. Quando una lavoratrice scopre di essere incinta, non ha l’obbligo di comunicarlo al datore di lavoro se non un giorno prima del congedo obbligatorio: a discrezione della donna, in caso di ottimale stato di salute e assenza di particolari patologie segnalate dal medico, l’astensione obbligatoria di maternità ha inizio a due mesi dalla nascita del bambino o a un mese. La durata della maternità infatti, segue la regola del 2+3, ovvero due mesi prima e tre dopo la nascita, oppure dell’1+4, aumentando l’assenza al lavoro di 30 giorni dopo il parto.

Punto fondamentale: per legge il datore di lavoro non può licenziare la donna in stato interessante fino al compimento del primo anno di età del nascituro, a meno che l’azienda non sia costretta alla chiusura. Inoltre, in caso di lavoro giudicati a rischio, è possibile chiedere la maternità anticipata oppure, se possibile, l’azienda si deve impegnare a modificare le mansioni della lavoratrice incinta in modo da tutelarne la salute, specie se si tratta di lavori a contatto con sostanze nocive o connesse a sollevamento di oggetti pesanti.

Maternità: come comportarsi con il capo e i colleghi

Sebbene non sia obbligatorio rendere nota la maternità prima del congedo obbligatorio, è buona norma informare il proprio capo, soprattutto se insorgono problemi fisici che possano insinuare sospetti nei colleghi: meglio affrontare il discorso subito e dimostrarsi produttive in termini di idee e progetti durante  e dopo la maternità, anziché far arrivare la notizia al datore da terzi, segno di irresponsabilità e poca serietà.

Creare un rapporto di fiducia sul luogo di lavoro e organizzare le proprie mansioni in ottica dell’assenza per maternità sono ottimi presupposti per dimostrare il proprio impegno e non preoccupare inutilmente chi ci sta attorno: i casi di donne incinte che hanno incassato l’identità di maternità per poi volatilizzarsi lasciando con l’acqua al collo i colleghi ci sono. Dimostrate che il vostro non è quel caso specifico e che ci tenete al vostro lavoro e agli obiettivi aziendali: rendete partecipi i colleghi delle vostre idee, date un party di “arrivederci”, rimanete in contatto con il capo e, non appena possibile, fate una visita sul luogo di lavoro.

Donne e lavoro: paura della maternità, come comportarsi?
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