Donne e lavoro, è sempre questione di gap: in Ue lavorano due mesi in più per lo stesso stipendio degli uomini

Lo dice il rapporto Oxfam dedicato al lavoro femminile nei 28 Paesi Ue nel 2017

(Teleborsa) Quando si parla di lavoro non è certo una novità che le donne, in qualsiasi parte del mondo, facciano più fatica ad emergere e a tenere il passo dei colleghi uomini.
Un quadro fatto, in gran parte, di disparità che, nonostante gli sforzi nella direzione di una maggiore e auspicabile equità, non riescono ancora a essere superate: basti pensare ad esempio che le donne europee sono costrette a lavorare 59 giorni in più rispetto agli uomini per portare a casa, alla fine,  lo stesso stipendio. Lo dicono i numeri del rapporto Oxfam dedicato al lavoro femminile nei 28 Paesi Ue nel 2017. Il dossier, inoltre, sottolinea come tuttora le donne siano più esposte a lavori precari e occupate in ruoli che non tengono conto delle loro reali qualifiche di studio.

Altro capitolo importante è quello che riguarda il lavoro domestico , in gran parte, ancora sulle loro spalle. Una condizione questa che ha ripercussioni concrete proprio sul lavoro poichè spesso si traduce nella impossibilità di conciliare i tempi della maternità e, più in generale, della vita familiare con l’occupazione.
Anche qui i dati restituiscono un quadro poco incoraggiante con percentuali bulgare: i lavori domestici sono ancora prerogativa delle donne (81%) rispetto agli uomini (20%), il 97% delle donne contro il 72% degli uomini si prende cura dei propri figli.

Il gap nelle condizioni di lavoro, ovviamente, fa la voce grossa anche nel nostro Paese, dove più del 10% delle donne occupate, in linea coi dati riferiti al 2017,  vivono in un nucleo familiare con un reddito al di sotto della soglia del rischio povertà. L’Italia registra la peggiore performance in Europa su questo indicatore, ancora più preoccupante considerando che meno della metà della popolazione femminile italiana è occupata.

Insomma, sembra proprio che non siano bastati i passi avanti  registrati negli ultimi anni, visto che il tasso di partecipazione economica delle donne in Italia è ancora notevolmente inferiore a quello degli uomini. Nel 2017 infatti il Paese ha continuato a essere tra i peggiori attori per quanto concerne questo indicatore monitorato nel Global Gender Gap Index realizzato dal World Economic Forum, posizionandosi al 118esimo posto su 142 Paesi. 

Numeri alla mano, sempre prendendo come anno di riferimento il 2017, solo il 48,9% delle donne tra i 15 e i 64 anni aveva un’occupazione. Tra le più colpite, neanche a dirlo,  le madri nella fascia di età 25-34 il cui tasso di occupazione nel 2015 si è attestato al 65%.

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