Dl Agosto, lavoro, Cig e licenziamenti nel mirino dei sindacati: pronti a “scontro sociale”, a settembre in piazza

Decontribuzione, ammortizzatori e stop ai licenziamenti. Se il Governo Conte non terrà fede alle promesse, i sindacati si dicono già pronti allo sciopero

Dl Agosto al rush finale. Il nuovo decreto che il Governo Conte è pronto a varare, forse giovedì 6 agosto, con una dote di 25 miliardi di euro, dovrebbe portare a circa 100 miliardi i finanziamenti in deficit per l’emergenza Covid, insieme ai decreti Cura Italia e Aprile, prolungando così le misure di tutela del lavoro dei precedenti provvedimenti e introducendone di nuove.

Secondo le anticipazioni, il pacchetto lavoro dovrebbe agire su due fronti: da un lato la decontribuzione e dall’altro la proroga degli ammortizzatori sociali, con l’obiettivo di creare un circolo virtuoso che aiuti a ridurre il numero, elevatissimo, di cassaintegrati.

Decontribuzione e ammortizzatori

L’esonero contributivo dovrebbe interessare i datori di lavoro che faranno rientrare i dipendenti in Cig o che procederanno a nuove assunzioni. L’esenzione varrà fino al 31 dicembre ma con l’obiettivo di prolungarla nella prossima Legge di Bilancio.

Tra le misure in arrivo, anche la proroga sempre fino a fine anno di Cig (si parla di ulteriori 18 settimane), Naspi e Discoli ma anche il divieto ai licenziamenti collettivi ed economici.

Sindacati: iniziativa a settembre, forse sciopero

Proprio su quest’ultimo punto i sindacati sono sul piede di guerra, arrivando persino a minacciare lo “scontro sociale”. “Se il governo non prorogasse il blocco dei licenziamenti sino alla fine del 2020, si assumerebbe tutta la responsabilità del rischio di uno scontro sociale” scrivono i segretari di Cgil Cisl e Uil Maurizio Landini, Annamaria Furlan, Pierpaolo Bombardieri in una nota congiunta.

Cgil, Cisl, Uil hanno già indetto un’iniziativa per il 18 settembre, che potrebbe essere trasformata in uno sciopero generale, ma questo dipenderà “solo” dalle scelte del Governo e di Confindustria, chiariscono.

“Chi pensa di anticipare quella data alla fine dello stato di emergenza dimostra di non avere cognizione delle elementari dinamiche del mercato del lavoro e di non preoccuparsi delle condizioni di centinaia di migliaia di lavoratrici e di lavoratori” proseguono. “Chi pensa che possano stare insieme sgravi contributivi e fiscali generalizzati (vedi Irap) e licenziamenti non capisce che ora è il tempo della coesione sociale e degli investimenti sul lavoro”.

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