Discriminazioni sul lavoro, la guerra tra i sessi è superata dal conflitto tra generazioni

In azienda aumenta lo scollamento tra le generazioni. Le discriminazioni permangono, mentre scarseggiano le attività per valorizzare le differenze tra le persone. Lo rileva indagine dell'Osservatorio sul diversity management della Bocconi

Quasi un lavoratore su quattro (il 23%) ritiene che età, formazione, genere, look e idee politiche continuino a essere causa di discriminazione nelle imprese italiane. Uno su cinque (20%) pensa di vivere in un ambiente ostile, che non consente alle persone di esprimersi liberamente. E le donne lo pensano più degli uomini.

L’Indagine sul diversity management, condotta dall’Osservatorio sul diversity management della SDA Bocconi su 1.000 lavoratori dipendenti rileva che, nel 2012, sono stati fatti pochi passi significativi in avanti rispetto all’anno precedente. Il campione è equamente ripartito tra uomini e donne, è compreso nel 50% dei casi tra i 30 e i 45 anni (7% al di sotto, 43% al di sopra) ed è costituito in maggioranza da quadri e impiegati che lavorano nella stessa impresa, nella metà dei casi, da più di 10 anni.

Il dato più significativo emerso dalla ricerca rivela che l’azienda non sembra essere tanto il luogo della guerra tra i sessi, quanto quello della guerra tra le generazioni. Le imprese, secondo i risultati della rilevazione, hanno avviato politiche delle risorse umane che vanno nella direzione dell’equità di trattamento per tutte le diversità, ma la convivenza tra generazioni rimane difficile: i giovani sostengono che le politiche di carriera favoriscono gli anziani, e questi si lamentano che tutta l’attenzione vada ai giovani.
Un quadro allineato con le criticità che emergono a fronte di un’elevata disoccupazione giovanile e di una difficoltà occupazionale per gli over 50.

Dall’indagine emerge anche quanto le politiche di flessibilità siano poco utilizzate nelle aziende italiane, che solitamente si limitano agli strumenti più tradizionali (flessibilità in entrata e uscita e part-time), con il rischio di stigmatizzare chi – in maggioranza donne – li utilizza. Tra gli strumenti di cui i lavoratori sentono maggiormente la mancanza vi sono quelli a supporto della genitorialità. I dipendenti, in genere, faticano a trovare un equilibrio soddisfacente tra la sfera lavorativa e quella familiare.

Le cause di discriminazione più spesso evidenziate dai dipendenti sono il percorso educativo, l’età, il sesso, l’orientamento politico e il look, mentre in risposta alla domanda sull’ambiente ostile viene indicata anche l’appartenenza a specifiche famiglie professionali.

In concreto, le politiche del diversity management potrebbero manifestarsi in diversi modi: iniziative per l’’assunzione di soggetti disabili, adozione di forme di lavoro flessibile, borse di studio per persone con alti potenziali di sviluppo, corsi di formazione, ecc. Ma le attività orientate alla diversity, con l’obiettivo di conoscere e valorizzare le differenze delle persone, restano ancora momenti spot nella vita quotidiana dell’impresa, senza scendere nell’operatività, come conferma il leggero peggioramento rispetto al 2011 in tema di monitoraggio della diversity.
 

Le discriminazioni che rendono ostile l’ambiente
Percorso educativo 50%
Età (essere anziano) 40%
Famiglia professionale   34% 34%
Età (essere giovani)   34% 34%
Orientamento politico   33% 33%
Look 32%
Sesso 31%
Nota: erano possibili risposte multiple. (Fonte: SDA Bocconi)

 

 

 

 

 

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