Straordinari senza tasse. Sorridono in pochi – L’intervento giova solo a chi ha già un lavoro qualificato. Penalizzati donne e giovani

L'intervento giova solo a chi ha già un lavoro qualificato. Penalizzati donne e giovani

 

La misura che introduce un regime agevolato per il lavoro straordinario e i premi di produttività suscita più di un dubbio. L’intervento, infatti, ha poche probabilità di incrementare il livello di produttività. Sicuramente discrimina i lavoratori più deboli, ovvero giovani e donne.

Il provvedimento, recentemente approvato dal Consiglio dei ministri, introduce un’aliquota secca del 10% per le somme erogate a titolo di lavoro straordinario. L’agevolazione è valida per il periodo che va dal 1° luglio al 31 dicembre 2008 nei limiti di 3.000 euro e a condizione che il reddito da lavoro dipendente non sia superiore a 30mila euro.
Oltre gli straordinari sono fiscalmente agevolati – con la medesima aliquota – i premi di risultato e di produzione.

Purtroppo la pax romana imposta dall’attuale maggioranza, accettata, per imperscrutabili calcoli politici, dal Partito democratico e pedissequamente raccolta dai media, ha impedito di evidenziare la portata intrinsecamente dannosa di questo intervento.
Come è possibile non criticare un provvedimento che privilegia chi un lavoro lo ha già? E peggio: è a tutto beneficio di chi ha posizione e stipendio qualificati. Donne, in part time o con impegni di famiglia. Giovani, precari o alla ricerca di occupazione. Nella migliore delle ipotesi non saranno sfiorati dal beneficio. Nella peggiore, si vedranno fortemente penalizzati.

Come segnala in un interessante articolo Maria Cecilia Guerra in lavoce.info, l’aliquota speciale del 10% crea diseguaglianze circa la tassazione dei redditi. E’ violato il principio in base al quale due soggetti con lo stesso reddito debbano essere tassati allo stesso modo, perché il lavoratore con ha una componente di reddito derivante da straordinari o premi avrà un prelievo fiscale minore.
E ancora: se due redditi hanno uguale natura – derivano entrambi da lavoro dipendente – bisognerebbe tassarli con le stesse regole. Altrimenti si spalancano le porte a comportamenti elusivi. Nel senso che esiste il rischio di trasformare fittiziamente parte del salario in “straordinario” o “premio” per pagare meno imposte.

C’è poi un interrogativo di fondo a cui si dovrebbe dare risposta. Chi assicura che lavorare di più faccia crescere la produttività e il Prodotto interno lordo?
Fare lavorare più persone con salari decenti, forse sarebbe questo l’obiettivo da perseguire per far crescere il paese. Invece, si è visto, la detassazione degli straordinari dà maggiori opportunità a chi l’impiego lo svolge già, ponendo le aziende nella condizione di chiudere le porte a nuovi ingressi.
Ci sono casi in cui un lavoratore lavora di più eppure non riceve alcun beneficio fiscale. E il caso della donna che passa dal part time al tempo pieno. O del giovane che è assunto per la prima volta.
Puntare sugli straordinari, poi, significa sottrarre tempo alla cura e all’educazione dei figli. Un messaggio contraddittorio per una maggioranza che, a parole, dice di sostenere la centralità della famiglia.

Lo sconto fiscale potrebbe avere maggiore efficacia sui premi di produzione e di risultato. In questo caso ci potrebbero essere elementi di stimolo, nonostante interessi un esiguo di lavoratori. Certo, anche qui la possibilità che vengano posti in atto comportamenti elusivi è alta. Alcuni imprenditori potrebbero trasformare parte della busta paga in premio, in modo da avvantaggiare i lavoratori senza alcun onere personale. Un comportamento potenzialmente in grado di creare ingenti danni alle entrate dello Stato.
F.C.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Straordinari senza tasse. Sorridono in pochi – L’intervent...