Straordinari, verso l’aliquota del 10% – Detassazione sperimentale che interesserà i lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro

Detassazione sperimentale che interesserà i lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro

 

Tassazione separata con aliquota secca del 10% per gli straordinari e i premi di risultato dei lavoratori dipendenti con redditi fino a 35mila euro lordi. L’intervento avrà carattere sperimentale con una durata ipotizzata tra 6 mesi e un anno.
Il progetto del governo Berlusconi di sottrarre all Fisco le parti variabili del salario inizia a prendere forma. Rispetto alle ipotesi precedenti è stata abbandonata la soluzione di una detassazione completa. Troppo costosa.

Il beneficio, dunque, opererà a favore di chi percepisce uno stipendio lordo di 35mila euro. Dichiarazioni dei redditi alla mano, significa che la misura interesserà circa 17 milioni di lavoratori dipendenti. Si tratta della stragrande maggioranza dei 19,6 milioni di occupati che lavorano “sotto padrone”. Peraltro oltre la soglia dei 35mila euro lo straordinario, spesso, è forfettizzato e, quindi, non potrebbe usufruire dello sconto fiscale.

Sul tavolo dei tecnici dell’Economia resta, comunque, il nodo della copertura finanziaria. Se si considera, per esempio, i dipendenti pubblici, il costo della detassazione arriva a circa 3 miliardi di euro. Una somma notevole che, in linea teorica, potrebbe essere bilanciata dall’emersione degli straordinari pagati in nero e dall’aumento del gettito legato alla crescita delle produttività.

Dovranno, inoltre, essere fissati rigorosi criteri anti-elusivi per evitare che gli aumenti fissi siano pagati sotto forma di falsi straordinari.

Prima dell’approvazione del provvedimento il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, sembra intenzionato ad incontrare i sindacati, piuttosto scettici sull’efficacia della misura. Il più critico è Guglielmo Epifani, Cgil, che giudica l’intervento troppo costoso rispetto ai vantaggi che produce e penalizzante per i lavoratori più deboli come le donne, le quali spesso non possono permettersi di stare di più in ufficio.

Effettivamente quest’ultimo punto è il lato più debole della riforma. Una riforma che, così come si sta materializzando, è scritta tutta a vantaggio delle imprese e introduce pensanti forme di disuguaglianza.
Perché alleggerire il peso fiscale sugli straordinari significa beneficiare solo chi li fa. Ovvero i lavoratori più forti: maschi, più qualificati, possibilmente giovani. Anziani e donne, di fatto, resteranno con un pungo di mosche in mano.
E questo è un danno per un paese con il più basso tasso d’occupazione di donne e anziani in Europa.
Ma detassare il lavoro aggiuntivo è un male anche per chi il lavoro non ce l’ha. Infatti le imprese saranno spinte a far leva sullo straordinario, piuttosto che assumere nuovi impiegati o operai.
La sensazione è che la detassazione del lavoro extra sia l’ennesimo provvedimento tampone, ad effetto. Panem et circensens per la pancia e gli occhi di pochi privilegiati. Intanto i nodi strutturali del sistema produttivo italiano possono aspettare.
F.C.

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