Delivery, perché le aziende dovranno assumere 60mila rider

Per la procura di Milano i rider delle società di delivery Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo devono essere assunti e regolarizzati.

Dopo una lunga e articolata indagine condotta su tutto il territorio nazionale, la procura di Milano ha oggi comminato 733 milioni di ammenda alle quattro principali società di delivery food che finora hanno inquadrato erroneamente i fattorini come “lavoratori autonomi o occasionali”. Le società Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo hanno 90 giorni per adeguarsi alla legge e assumere i loro 60 mila rider come lavoratori parasubordinati. Se lo faranno pagheranno un quarto delle ammende.

“Obbligo alle aziende di assunzione per 60mila rider”

Oltre “60mila lavoratori” di società del delivery, ossia Uber Eats, Glovo-Foodinho, JustEat e Deliveroo, dovranno essere assunti dalle aziende come “lavoratori coordinati e continuativi”, ossia passare da lavoratori autonomi e occasionali a parasubordinati. E ciò sulla base di verbali notificati alle aziende. “Diciamo al datore di lavoro – è stato spiegato – di applicare per quel tipo di mansione che svolgono i rider la normativa, di applicare i contratti adeguati e quindi ci devono essere quelle assunzioni”. Altrimenti saranno presi “provvedimenti” specifici.

L’indagine sulla mancata sicurezza

L’indagine risale al luglio 2019, dopo alcuni incidenti che hanno coinvolto i fattorini. “Abbiamo controllato prima i rider di Milano – ha chiarito il colonnello Antonino Bolognani, comandante del nucleo tutela lavoro del carabinieri- e poi abbiamo sentito mille rider a livello nazionale per capire se quello che avveniva a Milano in realtà accadeva anche nel resto d’Italia”.
L’indagine – coordinata dall’aggiunto di Milano Tiziana Siciliano e dal pm Maura Ripamonti – ha quindi preso in considerazione l’intero territorio nazionale e ha affrontato la sicurezza non solo dal punto di vista giuridico, ma anche sul piano assicurativo e contributivo servendosi del contributo dei carabinieri specializzati in materia di lavoro, Inail e Inps.

“L’indagine si è imposta rispetto a un fenomeno sotto gli occhi di tutti. Capita a chiunque di osservare la situazione di modesta sicurezza in cui sono costretti i rider privi di abbigliamento adeguati o biciclette senza fari. La presenza di incidenti e infortuni ci ha imposto di andare a verificare quale tipo di rapporto di lavoro ci fosse e su chi gravasse l’onere della sicurezza del lavoratore”.

Il lavoro “viene assegnato dalla piattaforma in modo proporzionale all’attività, quindi se ti ammali o intendi riposare immediatamente le tue quotazioni scendono e vieni chiamato di meno. Il lavoro ha ritmi insostenibili, con tutele francamente inaccettabili”. Un tema che sul fronte della sicurezza ora obbliga le aziende coinvolte “a sottoporre i lavoratori a visita medica per accertarne l’idoneità, alla dotazione di mascherine e a fornire mezzi di trasporto idonei”.

“La cosa che mi ha sorpreso e colpito è che la maggior parte dei rider controllati sono tutti con permesso di soggiorno regolare quindi noi neghiamo a questi ragazzi la possibilità di costruirsi una carriera adeguata. Non c’è solo un problema di tutela, di pericolosità del lavoro, oggi non è necessario un approccio morale al tema ma un approccio giuridico: non è più il tempo di dire che sono schiavi, ma che sono cittadini che hanno bisogno di una tutela giuridica” ha detto il procuratore capo di Milano Francesco Greco nella conferenza stampa per annunciare i risultati dell’inchiesta sulla sicurezza del lavoro.

“I rider vengono guidati, sorvegliati e valutati da un programma online, non c’è più il caporeparto che ti sorveglia, ma ti sorveglia un programma con risvolti particolari sul diritto e di giurisdizione”, ha sottolineato Greco, ricordando come i fattorini abbiamo svolto un ruolo ancora più “fondamentale” durante il lockdown quando le attività di ristorazione erano chiuse.

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