Decreto dignità: per i diplomati magistrale in arrivo il concorso straordinario per evitare 50 mila licenziamenti

Forti polemiche per l'emendamento in favore dei diplomati magistrali. Pronto un concorso non selettivo, definito da molti come una sanatoria

Il Decreto dignità offrirà una sanatoria per i diplomati magistrali. Il Movimento Cinque Stelle mantiene una promessa elettorale con un concorso straordinario, non selettivo.

Si continua a discutere in merito al cosiddetto Decreto dignità. La maggioranza, composta da Lega e Movimento Cinque Stelle, inserirà un particolare emendamento all’interno di tale provvedimento, pur avendo tematiche di fondo ben differenti.

Ancora un salto indietro, andando a riprendere lo stile di una politica vecchia, che soprattutto Di Maio aveva promesso di combattere. Dalle nomine Rai all’assunzione di Assia Montanino, fino al salva diplomati magistrali (punto centrale dell’emendamento di cui sopra), c’è chi inizia a ricredersi sul presunto ruolo rivoluzionario del candidato napoletano del Movimento.

Ammesso che non subisca modifiche, l’attuale Decreto dignità consentirà di tutelare numerosi posti di lavoro, mantenendo all’interno delle scuole italiane tantissimi precari. Questi, senza aver superato un concorso, sarebbero destinato alle supplenze, nel migliore dei casi, all’espulsione nel peggiore. Il Governo sembra però pronto a metterli alla pari di laureati e di coloro i quali abbiano già sostenuto e superato un concorso.

La categoria che principalmente otterrà benefici da tale manovra saranno i diplomati magistrali, ormai celebri nell’ambiente didattico. L’emendamento di maggioranza, divenuto alla Camera emendamento di governo, è stato approvato, e prevede un concorso a cattedra straordinario.

Questo sarà rivolto a 40mila studenti, che in molti casi vengono chiamati a sostenere delle supplenze, mai riconosciute. A 8mila laureati in Scienze della formazione primaria (nuovo ordinamento), ma soprattutto a ben 49.199 diplomati magistrali, che rappresentano di certo il fulcro di tale emendamento.

Un concorso straordinario che aprirà le proprie porte a chiunque possegga un diploma magistrale abilitante, e a quei laureati in Scienze della formazione che abbiano effettuato delle supplenze negli ultimi due anni, anche se in maniera non continuata.

Il concorso non sarà selettivo, con un punteggio composto in tal maniera: 70 punti per i titoli (le supplenze avranno da sole un valore di 50) e 30 punti per la prova orale. Chiunque superasse la prova, entrerà in graduatoria di merito, ovvero quella che conduce all’assunzione attraverso i concorsi passati.

Viene così mantenuta una promessa elettorale del Movimento Cinque Stelle che, con tale emendamento di maggioranza, va a superare l’atto del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che lo scorso 2 luglio aveva congelato la sentenza plenaria del Consiglio di Stato per quattro mesi. Sentenza che aveva allontanato i diplomati magistrali dalla cattedra e dalle graduatorie a esaurimento.

La beffa, per i 40mila studenti e gli 8mila laureati in Scienze della formazione primaria, è data dal fatto che ben pochi hanno collezionato due anni di supplenze. Per loro dunque sarà necessario un concorso regolare, selettivo stavolta. In merito si è espressa Emma Villani, presidente del Coordinamento nazionale di Scienze della formazione primaria, che utilizza un tono molto duro: “Questo emendamento è contro di noi. Si va a favore di chi ha ripescato un diploma magistrale dal cassetto, dopo anni in cui ha fatto altro. Si stanno salvando le diplomate che hanno famiglia, affossando i laureati, che non ce l’hanno. Si permette agli improvvisati d’essere sanati, facendo danni alla scuola pubblica”.

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