Decreto dignità, allarme per i contratti a termine: a gennaio 53mila disoccupati

L'allarme lanciato da Assolavoro e Fermeccanica: "Le aziende non rinnoveranno i contratti a termine che sono in scadenza"

Circa 53mila lavoratori rischiano di dover essere lasciati a casa per effetto del Decreto Dignità. L’allarme arriva da Federmeccanica, che nella sua indagine congiunturale sull’industria spiega che, in riferimento al provvedimento varato dalla maggioranza gialloverde, “il 30% delle imprese non rinnoverà, alla data di scadenza, i contratti a tempo determinato in essere”.

Un lavoratore su tre rischia di rimanere a casa. Numeri preoccupanti confermati da quelli diffusi da Assolavoro, secondo cui sono 53mila le persone che non potranno essere ricollocate dalle agenzie del lavoro a gennaio perché raggiungeranno i 24 mesi di limite massimo per un impiego a tempo determinato.

Assolavoro parla di “stima prudenziale” e “approssimata per difetto”. Si tratta – spiega l’associazione -degli effetti di “una circolare del ministero (n.17 del 31 ottobre 2018) che ha retrodatato a prima dell’entrata in vigore della legge di conversione del cosiddetto decreto Dignità il termine da considerare per questi lavoratori assunti dalle agenzie”.

Risultati che potrebbero quindi rivelarsi diversi rispetto alle aspettative del governo, visto che il provvedimento è stato pensato per ridurre i contratti precari, mentre le aziende sembrano orientarsi verso la sostituzione di contratti a tempo determinato con altri contratti analoghi. Il decreto dignità ha ridotto il numero di proroghe possibili per i contratti a termine da 5 a 4, e la durata totale da 36 a 12, con un possibile allungamento fino a 24 a patto di inserire una causale nel contratto.

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