Ddl smart-working: da orari a reperibilità, tutte le novità

In Senato depositato a fine maggio un disegno di legge che potrebbe fare da base all'iter di regolamentazione

Partito come necessità in scia all’emergenza coronavirus, lo smart working sempre aver conquistato una bella fetta di italiani che addirittura, potendo scegliere, continuerebbero a sceglierlo come modalità di lavoro anche una volta finita l’emergenza.

In tanti nel corso dei mesi, sindacati in prima linea, ma anche la stessa Ministra del Lavoro Catalfo – che in più occasione ha annunciato che a breve convocherà le parti sociali per un tavolo di confronto – hanno ribadito la necessità di una regolamentazione più chiara e definita,  a tutela del lavoratore. Il rischio piuttosto concreto, infatti, è che lo smart working possa trasformarsi in una sorta di orario di lavoro continuato. 

“Lo smartworking ci ha aiutato durante il lockdown, va incentivato ma dobbiamo stare attenti che non diventi un carico ulteriore per le donne“,  ha detto nei giorni scorsi Catalfo, intervenendo durante “Le Olimpiadi delle Idee“, la due giorni organizzata dal Movimento 5 stelle e dall’associazione Rousseau.

Secondo i dati della ministra, “il Ministero del Lavoro ha messo in smart working il 90% del personale durante il lockdown” e “più di 2 milioni di lavoratori del privato hanno usato lo smart working con benefici importanti”. Oltre al sovraccarico per le donne, i “pericoli” del lavoro agile sono molti, come “il diritto alla disconnessione“, ma anche “temi dibattuti” come quello “se si ha diritto al buono pasto o no”. Per questo, ha aggiunto Catalfo, “va attenzionato il tema di come regolamentare questo tipo di lavoro, per questo mi sono resa disponibile nelle prossime settimane a incontrare le parti sociali”.

Tra le misure contenute nel decreto di proroga al 15 ottobre dello stato di emergenza c’è, ovviamente, anche la proroga delle procedure semplificate per lo smart working nel privato attivate sin dall’inizio dell’emergenza.

Proprio in quest’ottica, In Senato è già stato depositato presso la Commissione Lavoro da un gruppo di esponenti M5S, prima firmataria Sabrina Ricciardi, che ha come oggetto una delega al Governo per il “riordino della disciplina in materia di lavoro agile e l’introduzione del diritto alla disconnessione per il benessere psico-fisico dei lavoratori e dei loro affetti”. Testo che, ha anticipato Catalfo potrebbe costituire, una volta approfondito, la base per “iniziare l’iter legislativo”.

Tra gli interventi previsti le fasce concordate di reperibilità del lavoratore, al di fuori delle quali non può essere chiamato; le prestazioni da svolgersi in un arco temporale non superiore alle 13 ore giornaliere; un periodo di riposo minimo di 11 ore ogni 24 e di 48 ore dopo 5 giorni di lavoro consecutivo.

Il ddl sullo smart-working prevede anche che i dipendenti che svolgono il proprio lavoro da remoto godano della stessa sorveglianza sanitaria e tutela in caso di malattia o infortunio di chi lavora in sede.

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