Ddl mobbing: la proposta prevede 4 anni di carcere e multe fino a 100mila euro

Cosa prevede la proposta di legge del M5S che punta a introdurre il delitto di molestie e persecuzioni sul luogo di lavoro

Arriva alla Camera il Ddl mobbing, una proposta di legge che disciplina le persecuzioni e le molestie sul luogo di lavoro, comportamenti punibili con la reclusione da sei mesi a quattro anni e con la multa da 30.000 a 100mila euro. Il testo, proposto dai deputati M5s Rossini e Galatino, è presente sulla piattaforma Rousseau del M5S sarà in discussione fino al 1° giugno.

LA PROPOSTA DI RIFORMA – Con il termine “mobbing” si indica un fenomeno sociale che coinvolge il mondo del lavoro, e più specificatamente l’ambito delle molestie morali e delle persecuzioni psicologiche esercitate nel contesto di attività lavorative. La proposta prevede la persecuzione delle condotte lesive indipendentemente dal tipo di contesto lavorativo, quindi sia pubblico che privato, e a prescindere dalla posizione ricoperta dal dipendente e dalle mansioni svolte.
All’interno del Codice penale, il mobbing viene collocato come un delitto autonomo rispetto a quello più generiche di “molestie e persecuzioni” e sancisce anche precise responsabilità ed oneri in capo al datore di lavoro, ovvero intervenire tempestivamente dopo la denuncia ed organizzare incontri formativi e preventivi per contrastare le molestie sul luogo di lavoro.

I COMPORTAMENTI PUNITI – Secondo la proposta, integrano le molestie morali e violenze psicologiche nell’ambito del posto di lavoro quei comportamenti esplicitamente lesivi della dignità del lavoratore e finalizzati ad emarginare, discriminare e umiliare la vittima, sia dal punto di vista personale che lavorativo. Questi comportamenti devono avere la caratteristica della continuità.
Ad esempio: la rimozione di incarichi, la svalutazione sistematica dei risultati, il sovraccarico di lavoro, atti persecutori e di grave maltrattamento, molestie sessuali, offese alla dignità personale, esclusione dalla comunicazione e dall’informazione aziendale, qualificazione dell’immagine personale e professionale.
Anche il danno all’integrità psicofisica provocato da tali comportamenti è ritenuto rilevante ogniqualvolta comporti riduzione della capacità lavorativa per disturbi psicofisici di qualunque entità, inclusa la depressione, disturbi psicosomatici conseguenti a stress lavorativo, incluse l’ipertensione, l’ulcera e l’artrite, disturbi allergici, disturbi della sfera sessuale, nonché tumori.

LE SANZIONI – La proposta punta a introdurre nel codice penale l’art. 610-bis (Atti di discriminazione o di persecuzione psicologica in ambito lavorativo) per perseguire chiunque, nel luogo o nell’ambito di lavoro, si rende responsabile di atti, omissioni o comportamenti di vessazione, discriminazione, violenza morale o persecuzione psicologica, reiterati nel tempo in modo sistematico o abituale, provocando un danno alla salute di tipo psicofisico alla vittima.
Il delitto è perseguibile a querela della persona offesa e la pena prevista – salvo che il fatto costituisca un reato più grave – è:

  • reclusione da sei mesi a quattro anni;
  • multa da 30.000 a 100.000 euro.

Si incorre in un aumento della metà della pena se il delitto è commesso nei confronti di una donna in stato di gravidanza o nel corso dei primi quattro anni di vita del figlio, ovvero nei confronti di un minore o di una persona con disabilità.

LA RESPONSABILITA’ DEL DATORE DI LAVORO – Il datore di lavoro ha l’obbligo di accertare tempestivamente i comportamenti denunciati e prendere provvedimenti, sentiti i lavoratori dell’area interessata, il medico competente nonché, se necessario, il servizio di prevenzione e protezione della Asl. Ha inoltre l’obbligo di prevenire i casi di molestie morali e violenze psicologiche organizzando, in collaborazione con le organizzazioni sindacali aziendali e con i servizi di prevenzione e protezione della salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro delle Aziende sanitarie locali (ASL), iniziative periodiche di informazione dei dipendenti anche al fine di individuare immediatamente eventuali sintomi o condizioni di discriminazione.

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