Crisi politica in Brasile: milioni di posti di lavoro in fumo

Crisi lavoro in Brasile: persi milioni di posti di lavoro mentre la politica è impegnata nello scandalo Petrobras che coinvolge la presidente Rousseff

In Brasile esplode la crisi lavoro: in soli dodici mesi la disoccupazione è schizzata al 10,2 per cento. Lo stesso dato registrato nel trimestre dicembre-febbraio dello scorso anno si fermava al 7,4 per cento. Il veloce incremento della disoccupazione fa temere il peggio per la più grande economia del Sudamerica. Alla crisi lavoro si aggiungono altre notizie poco rassicuranti: il salario nominale è sceso di circa il 4%, mentre l’inflazione resta ad alti livelli. Come se non bastasse, le agenzie di rating, hanno declassato i titoli del debito brasiliano ai minimi livelli. E pensare che soltanto qualche anno fa con l’acronimo BRIC (Brasile, Russia, India e Cina ) l’economia brasiliana si era posta affianco a quella di altri paesi emergenti, colossi mondiali della crescita economica.

La brutta notizia relativa alla crisi lavoro in Brasile giunge in un clima politico ancora dominato dal caos, con la presidente Dilma Rousseff accusata di aver truccato la contabilità nazionale per nascondere i finanziamenti illegali destinati al suo partito nelle elezioni del 2014. Non più tardi del prossimo maggio, il Senato brasiliano sarà chiamato ad esprimersi sulla sospensione dei poteri della presidente, in un clima di forti tensioni sociali. Nel frattempo la crisi lavoro ha colpito circa 10 milioni di brasiliani che risultano attualmente disoccupati, segno tangibile di un’economia in profonda recessione. Lo scorso anno la crescita è stata negativa di ben 3,8 punti percentuali e per l’anno in corso la Banca Centrale del Brasile stima una perdita del 3,5 per cento.

Lo scandalo politico e la pesante situazione economica che grava sui cittadini alimenta la protesta di migliaia di brasiliani. Sono ancora molti a scendere in piazza per protestare contro il governo per la gestione di Petrobras, la compagnia petrolifera di bandiera. Lo schema di corruzione di cui si accusa il governo prevedeva la nomina ai vertici di Petrobras e di uomini di fiducia del partito. In cambio, avrebbero finanziato la campagna elettorale dei presidenti in carica con i soldi della compagnia pubblica. Il tutto a meno di cento giorni dall’inizio delle Olimpiadi di Rio, evento che prometteva di portare lavoro e grandi ricchezze economiche nella città carioca. Ad oggi tali vantaggi non sembrano essersi ancora materializzati.

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Crisi politica in Brasile: milioni di posti di lavoro in fumo