Crisi di Governo, allarme per 380 mila posti di lavoro

Restano aperti i tavoli delle crisi aziendali e altre questioni. Futuro incerto per moltissimi lavoratori

La crisi di Governo mette a rischio 380 mila posti di lavoro. L’Esecutivo salta lasciando molti fronti aperti, sui quali aumentano punti di domanda e incertezze.

Ci sono le crisi aziendali, che coinvolgono 220 mila lavoratori, per un totale di ben 158 tavoli in cui era seduto il Ministero dello Sviluppo Economico. Da Alitalia a Whirpool, passando per l’Ilva. Ci sono i 55 mila precari del mondo della scuola per cui si prevedeva la stabilizzazione nel decreto approvato “salvo intese” nell’ultimo Consiglio dei Ministri. Ora, il testo potrebbe non vedere mai la luce. Ci sono infine gli specialisti del Servizio sanitario nazionale: metà dei 105 mila attualmente impiegati andrà in pensione.

A settembre le Regioni avrebbero dovuto fare il punto con i ministri per un piano straordinario di assunzioni, ma naturalmente ora non si sa chi saranno i loro interlocutori.

Riguardo al capitolo crisi aziendali, i nomi sono grossi e conosciuti: Alitalia, Alcoa, Almaviva, Acciai speciali Terni, Blutec, Ilva e Whirpool. Per l’ex compagnia di bandiera, Fs sta lavorando insieme a Delta e Atlantia al piano industriale. La scadenza è imminente, in quanto l’offerta vincolante va presentata entro il 15 settembre. La partita più delicata riguarda gli 11 mila dipendenti della compagnia, che sono strettamente legati al nome del nuovo Ministro dell’Economia, dato che il 15% della Newco andrà al Tesoro.

Un nuovo tavolo di crisi, aperto quest’anno, è quello di Mercatone Uno, dove 1.860 lavoratori rischiano il posto dopo il fallimento della Shernon Holding srl e la chiusura di 55 punti vendita. La scadenza per la presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisto del perimetro aziendale, o di una sua parte, è fissata al 31 ottobre. Rimane sul tavolo del Mise anche l’acquisizione di Auchan e Sma da parte di Conad, che coinvolge circa 18 mila lavoratori, e la vicenda Pernigotti, rispetto alla quale si sarebbero dovuti chiudere gli ultimi accordi a fine settembre.

Anche i sostegni alle aziende in crisi sono a rischio: la bozza del decreto legge approvato “salvo intese” dal Consiglio dei Ministri il 6 agosto aveva trovato le coperture, ma adesso la partita si riapre. Il decreto riguardava l’ex Ilva, Whirpool, la Blutec di Termini Imerese e i precari di Anpal servizi.

Questo, però, non è l’unico decreto che forse non sarà mai applicato. In bilico c’è anche la stabilizzazione dei 55 mila precari del mondo della scuola con almeno tre anni di anzianità di servizio. Il decreto, licenziato “salvo intese”, prevedeva infatti la possibilità di ottenere l’abilitazione presso gli atenei e di partecipare a un concorso per 48 mila posti disponibili, di cui la metà riservata proprio ai precari. In sospeso, infine, anche il concorso per 24 mila laureati: le procedure amministrative sono state completate, ma il bando non è stato ancora pubblicato dal Miur.

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