Crisi di Governo, le conseguenze sulle buste paga dei dipendenti pubblici

Rinnovo dei contratti deglo statali a rischio blocco a causa della crisi di governo

La crisi di governo minaccia i rinnovi contrattuali dei dipendenti pubblici.

Non solo scenari politici ed economici incerti e rischio di aumento dell’Iva, la crisi di governo è un problema anche per tutti quegli statali che erano in attesa degli aumenti di stipendio promessi. In attesa di rinnovo contrattuale ci sono ben 3,1 milioni di dipendenti pubblici.

Con la legge di Bilancio approvata lo scorso anno, il governo Conte aveva aperto ad aumenti di stipendio nel pubblico impiego, stanziando 1,1 miliardi nel 2019, 1,4 miliardi nel 2020 e 1,7 miliardi nel 2021. Affinché questi aumenti divettino effettivi, però, è necessario firmare il rinnovo del contratto per il triennio 2019-2021. La firma era attesa entro la fine dell’anno ma ora è a rischio proprio a causa della crisi di governo.

Infatti, se si andasse ad elezioni anticipate il prossimo autunno, non sarà possibile approvare in tempo la nuova legge di Bilancio per il 2020 e l’Italia entrerà in esercizio provvisorio. Una situazione non auspicabile per molti aspetti e che limiterà gli interventi del governo agli atti di ordinaria amministrazione.

Con l’esercizio provvisorio non saranno possibili nuove spese, dunque nemmeno gli annunciati aumenti contrattuali per i dipendenti pubblici. Mentre l’accordo di rinnovo contrattuale rischia di essere rinviato al prossimo anno.

Per il rinnovo contrattuale dei lavoratori pubblici, il Def aveva introdotto aumenti di stipendio dell’1,95%, che nei fatti avrebbe portato ad incrementi tra i 40 e i 50 euro mensili in busta paga. Aumenti comunque inferiori a quelli che erano stati introdotti per il triennio 2016-2018 dal governo Gentiloni, quando l’incremento salariale era stato del 3,48%, pari a 85 euro in media in più al mese.

Quelli previsti dal governo Conte sono stati definiti dei “mini aumenti”, comunque importanti per chi percepisce uno stipendio già basso e rischia ora di veder sfumata questa possibilità di incremento di guadagno. Nel Def, poi, sono state indicate solo alcune voci di spesa per il rinnovo del contratto degli statali. Tra queste, sono indicate le risorse impiegate per garantire ai dipendenti pubblici l’indennità di vacanza contrattuale che è stata caricata sullo stipendio di aprile 2019.

Altre risorse sono state stanziate dal governo Conte per il mantenimento dell’elemento perequativo. Questi aumenti riguardano la sola pubblica amministrazione centrale dello Stato. Dunque le somme dovranno essere raddoppiate dai Comuni e dalle Regioni per i propri dipendenti.

Ad esempio, l’indennità di vacanza contrattuale è di 8 euro al mese, una cifra che a luglio è stata portata a 14 euro al mese. Il fondo per il rinnovo prevede anche lo stanziamento di 250 milioni di euro per il mini bonus di circa 20 euro al mese, garantito dall’ultimo rinnovo del contratto a tutti gli statali che hanno una retribuzione inferiore ad una determinata soglia.

Questo mini bonus è il cosiddetto “elemento perequativo“, scaduto il 31 dicembre 2018 senza finanziamento. Nella manovra dello scorso anno il governo aveva deciso di pagarlo fino alla firma del nuovo contratto per il pubblico impiego 2019-2021, che dovrà anche risolvere la questione del riassorbimento della somma nel frattempo pagata.

Nel Def la spesa per i redditi da lavoro dipendente delle Amministrazioni pubbliche è stata stimata in 172.594 milioni per il 2019, 174.018 milioni per il 2020, 173.751 milioni per il 2021 e 174.859 milioni per il 2022.

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