La crisi del diesel colpisce i lavoratori, la tedesca Mahle chiude due fabbriche e va in Polonia

Verranno dismessi gli stabilimenti piemontesi della multinazionale. Avviati i licenziamenti di 450 dipendenti

Un’altra crisi aziendale colpisce centinaia di lavoratori italiani. Stavolta siamo in Piemonte, dove la Mahle, multinazionale tedesca nel settore dell’automotive, ha annunciato la chiusura dei suoi due siti produttivi, a causa del calo di volumi legato alla produzione di motori diesel.

Verranno dismessi lo stabilimento di La Loggia, alle porte di Torino, e la fonderia di Saluzzo, nel Cuneese. Qui si producono pistoni, nell’ottica della filiera integrata, ma la crisi delle motorizzazioni diesel ha prodotto un calo degli ordini prima graduale e poi, da quest’anno, rilevante. Mahle ha sostenuto di non vedere possibilità di miglioramento degli ordinativi nei prossimi mesi: anzi, la situazione secondo la multinazionale è destinata a peggiorare. Ad aggravarla c’è anche il fatto che non vengono più forniti gli stabilimenti Fca. Tutto questo ha portato l’azienda a dichiarare, in un comunicato, di trovarsi “costretta a programmare la chiusura dei due stabilimenti”.

I lavoratori coinvolti dalla crisi sono 450: per loro è stata avviata formalmente la procedura di licenziamento collettivo. Il tavolo di crisi si è aperto nella sede dell’Amma, Associazione delle aziende della meccanica e della meccatronica, di Torino. Nei prossimi giorni partirà la procedura di 75 giorni per le negoziazioni coi sindacati. Mahle si è detta disponibile a collaborare “con i rappresentanti dei lavoratori per considerare ogni possibile misura alternativa e minimizzare il potenziale impatto sui circa 450 dipendenti”.

Già a maggio le prospettive per il 2019 non erano incoraggianti, anzi registravano un peggioramento rispetto alle previsioni fatte a dicembre. Mahle aveva annunciato che, per far fronte al calo dei volumi, avrebbe fatto ricorso alla cassa integrazione ordinaria. C’era stato anche un tavolo all’Assessorato al Lavoro della Regione Piemonte alla presenza delle organizzazioni sindacali, dei vertici dell’azienda e del sindaco di Saluzzo, ma non si erano prodotti risultati concreti. Poi ci sono state le elezioni regionali con il cambio di giunta, e non si è fatto più nulla.

La multinazionale tedesca non sembrerebbe, quindi, avere altra scelta che trasferire la produzione in Polonia, dove la riduzione dei costi è assicurata. I sindacati intanto promettono battaglia. Il segretario generale della Fismic Confsal Roberto Di Maulo in una nota ha chiesto l’intervento del ministro dello Sviluppo Economico Stefano Patuanelli. “Pur in presenza di una profonda crisi di mercato che attraversa tutte le case automobilistiche d’Europa – continua Di Maulo – e del salto tecnologico che sta vivendo in questi anni il settore, non giustifichiamo in alcun modo un’operazione di chiusura dei siti produttivi italiani che toglie qualunque prospettiva a oltre 450 lavoratori e alle loro famiglie, oltre che a incrementare il disastro occupazionale in Piemonte”.

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