Crisi da Covid anche per i laureati. Serve riforma delle Università

Si moltiplicano le proposte per una riforma universitaria, per semplificare il sistema e facilitare i flussi sia in entrata che in uscita. 

La crisi innescata dalla pandemia di Covid-19 non ha risparmiato i laureati, che si sono visti recapitare meno proposte di lavoro in quello che è unanimemente definito un anno drammatico, paragonabile alle crisi del 1929 e del 2008. Lo confermano le consuete rilevazioni di AlmaLaurea, il consorzio che raggruppa 76 atenei italiani, mentre a gran voce si chiede una riforma delle Università, che tenga conto delle molte difficoltà che il mondo accademico deve affrontare per mettersi al passo con l’Europa.

Laureati: meno richieste dalle aziende 

La consueta rilevazione ad hoc per Il Sole 24 Ore, sui curricula in banca dati scaricati dalle aziende, evidenzia una contrazione del 25% rispetto ad un anno fa, comunque in ripresa rispetto al tracollo registrato in primavera.

Il precedente rapporto del consorzio evidenziava infatti che, dopo la crescita di gennaio (+15%), le richieste di curricula sono rapidamente diminuite, per toccare punte del -56% nel trimestre fra marzo e maggio, in pieno lockdown, prima della temporanea risalita registrata allo scattare della Fase 2.

Richiesti solo medici 

Guardando alla tipologia di richieste, soffrono soprattutto quelle di secondo livello e tutti i gruppi disciplinari, fatta eccezione per i medici, le cui richieste sono addirittura più che raddoppiate.

Occorre una riforma delle Università 

E intanto, si moltiplicano le proposte per una riforma universitaria, per semplificare il sistema e facilitare i flussi sia in entrata che in uscita. Nel 2018, le risorse a disposizione delle università ammontavano a poco più di 7 miliardi, che saliranno a 8 miliardi quest’anno, cui potrebbero aggiungersi altri 9 con il Recovery Fund, ma si rivelano ancora insufficienti al reclutamento di docenti e ricercatori.

“Il nostro sistema universitario non è europeo per tre aspetti: siamo tra gli ultimi per numero di studenti, per rapporto docenti-studenti, ultimi per età sia di studenti che di docenti”, sottolinea il rettore dell’Università di Bologna, Francesco Umbertini, alla Commissione Cultura della Camera.

Oltre all’età dei docenti al gran numero di studenti ed alle aule sovraffollate una delle principali piaghe è la scarsa mobilità della carriera accademica e l’assenza della chiamata diretta.

Lato studenti, invece, si mette l’accento sul diritto allo studio e sulle pari opportunità. Dalla Corte dei Conti si fa notare che occorre riformare il sistema di welfare, prevedendo misure reddituali e strumenti compensativi, come le borse di studio ed altre facilitazioni (mobilità, alloggi, copertura sanitaria). “Assicurare il diritto allo studio universitario per coloro che sono meritevoli ma in situazione di reddito più sfavorevoli – si sottolinea – significa non solo creare condizioni di pari opportunità ma legare l’interesse dello Stato all’indispensabile progresso civile culturale, scientifico ed economico della sua società e al suo rinnovamento”.

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