Covid, flop tracciatori. Su 49mila candidati, solo 428 assunti

Nonostante i soldi ci siano e i posti anche, i bandi sono stati un flop. "Manca personale per fare le selezioni", spiegano dalle regioni.

Sono ben 49mila gli italiani che si sono messi a disposizione dei Dipartimenti di prevenzione sanitaria per aiutare nelle indagini epidemilogiche. Sono i cosidetti “tracer“, ovvero le persone che devono occuparsi di seguire i possibili soggetti a rischio contagio, perché venuti a contatto con un positivo.

Nel pieno della seconda ondata, le Regioni non li stanno chiamando. Nonostante i soldi ci siano e i posti anche, si legge su Repubblica, i bandi sono stati un flop. “Manca personale per fare le selezioni”, spiegano dalle regioni.

Covid, chi sono i tracer

Sono medici, infermieri, assistenti sanitari, tecnici della prevenzione, studenti universitari in discipline infermieristiche e sanitarie, diplomati volenterosi. Il 24 ottobre è stato indetto il bando (ordinanza n. 709) per il reperimento urgente di forze da impiegare nel tracciamento: 1.500 tra medici, tecnici e infermieri e 500 addetti amministrativi a supporto delle strutture sanitarie impegnate nella gestione del contact tracing.

“Agli operatori incaricati – si legge nell’ordinanza – viene riconosciuto un compenso orario pari a 30 euro lordi per i medici, 26 lordi per gli infermieri assistenti sanitari, tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro, 15 lordi per gli studenti e gli addetti alle attività amministrative, “omnicomprensivi di tutti gli oneri fiscali assicurativi previdenziali e di ogni altro onere eventualmente previsto a carico dell’incaricato e del datore di lavoro”.
La prestazione lavorativa è di 35 ore settimanali per i medici, infermieri, gli assistenti sanitari, i tecnici della prevenzione nell’ambiente e nei luoghi di lavoro e gli addetti alle attività amministrative e di 20 ore settimanali per gli studenti.

Tracer, boom di candidature

Le candidature si sono chiuse dopo due giorni con un boom di domande: sono 49mila gli italiani che hanno inviato la loro candidatura per il bando della Protezione Civile per rafforzare l’attività di contact tracing. Tra loro disoccupati, liberi professionisti o inoccupati. Sono 9.282 medici, 2.717 infermieri, 1.982 assistenti, 8.210 studenti e 26.545 amministrativi.
A quel punto la protezione civile ha stilato un elenco su base regionale , passando poi la palla a Regioni e Province autonome per il conferimento degli incarichi.

Tracer: su 2.000 posti ne sono stati assunti solo 428

Al 6 novembre, sui 2.000 assumibili ne sono stati contrattualizzati appena 428. Un quinto. La maggior parte delle Regioni è a quota zero. Come è possibile?
Burocrazia, incapacità di comunicare con il sistema sanitario centrale, indisponibilità di personale che faccia le selezioni. Addirittura alcuni direttori generali delle Asl non sapevano nemmeno dell’esistenza di questo elenco.
La Toscana è la sola che ha assunto un numero robusto di unità, 242. Cinquantuno sono andate a lavorare in Veneto, 42 nelle Marche, 27 in Umbria, 25 in Liguria. Clamorose, però, le Regioni a quota zero. La Puglia chiude le scuole per mancanza di tracciatori e non usa le disponibilità della Protezione civile: nell’elenco ci sarebbero 737 medici, 158 infermieri, 266 tecnici della prevenzione da cui pescare per rafforzare il tracciamento. A zero la Campania e la Calabria.

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