Covid, preoccupa rientro badanti dall’Est: l’appello dei datori di lavoro

Secondo l'Assindatcolf, la famiglia non può farsi carico in casa del periodo di quarantena dei lavoratori: si chiede, dunque, l'adozione di linee guida nazionali

Il 24 luglio scorso, il ministro della Salute Roberto Speranza aveva disposto l’obbligo di isolamento fiduciario per 14 giorni per tutte le persone che entrano in Italia dalla Bulgaria e dalla Romania, alla luce dell’aumento dei contagi in quei Paesi. A preoccupare, in particolare, il rientro di colf, badanti e collaboratori domestici in Italia, questione particolarmente delicata soprattutto perché rischia di esporre segmenti di popolazione particolarmente fragile per età o condizioni di salute al Covid-19.

La richiesta dei datori di lavoro domestico

Ora, i datori di lavoro domestico chiedono che siano disposti dei luoghi dove badanti e collaboratori che convivono con gli anziani o i malati di cui si prendono cura e che arrivano da Paesi a rischio possano svolgere in sicurezza la quarantena.

Secondo Teresa Benvenuto, segretaria nazionale dell’Associazione nazionale dei datori di lavoro domestico (Assindatcolf), infatti, “la famiglia non può farsi carico in casa del periodo di isolamento fiduciario del lavoratore”, mentre può farsi carico “della mancata prestazione lavorativa della badante e si fa carico per legge di retribuire il lavoratore per il periodo della quarantena, che è equiparato alla malattia”.

Le iniziative di Lazio e Veneto

Una questione delicata su cui alcune Regioni hanno già cominciato a muoversi in ordine sparso. Il Lazio, ad esempio, il 28 luglio ha stabilito in una ordinanza che, nei casi in cui il lavoratore che provenga da Ucraina, Romania e Bulgaria non possa trascorrere il periodo di sorveglianza presso l’abitazione indicata come sua dimora, sarà la Asl ad informare la Protezione civile regionale che, in coordinamento con la Protezione civile nazionale, “determina le modalità e il luogo dove svolgere la sorveglianza sanitaria e l’isolamento fiduciario, applicando le disposizioni di cui all’articolo 4, coma 4 del Dpcm 11 giugno 2020”. In pratica, la Regione si fa carico di trovare al lavoratore un luogo alternativo dove trascorrere il periodo di isolamento fiduciario.

Altra Regione che si è mossa su questo fronte è il Veneto, che il 6 luglio scorso ha stabilito l’obbligo del tampone, a carico della Regione, per tutti i lavoratori che rientrano da Paesi a rischio. L’iniziativa, però, si applica solo ai Paesi extra-Ue, ed è stata decisa a seguito del focolaio originato da una badante che rientrava in pullman dalla Moldavia, con anche l’anziana di cui la donna si prendeva cura e la figlia risultate positive.

Ora, i datori di lavoro domestico chiedono che vengano adottate linee guida chiare su tutto il territorio nazionale. Si calcola infatti che circa il 70% dei lavoratori domestici siano stranieri, con 347mila persone provenienti dell’Est Europa. Il 60% di questi ultimi lavora come badante, e spesso convive con gli anziani e i malati di cui si prende cura.

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