Coronavirus, quanti posti di lavoro perderà il Sud: l’analisi di Svimez

Il calo dell'occupazione nelle Regioni meridionali sarà persino peggiore di quello subito tra il 2009 e il 2013. E anche la ripresa sarà più agevole al Nord

Se l’emergenza sanitaria, perlomeno fino ad ora, sembra aver colpito maggiormente le Regioni del Nord Italia, in modo particolare la Lombardia, a risentire dei contraccolpi economici della crisi, soprattutto in termini di lavoro, sarà innanzitutto il Sud.

I dati sulla perdita di posti di lavoro

A dirlo è la previsione dello Svimez, secondo cui il solo Meridione d’Italia perderà, quest’anno, 380mila posti di lavoro. Una emorragia paragonabile a quella subita nel periodo della crisi economica, tra il 2009 e il 2013, quando erano stati persi al Sud 369mila posti di lavoro.

Secondo lo Svimez, il calo dell’occupazione nel 2020 dovrebbe attestarsi “intorno al 3,5% nel Centro-Nord (circa 600 mila occupati) ed intorno al 6% nel Mezzogiorno (circa 380mila occupati)”. Il Sud Italia, dunque, subirà un impatto che “per intensità è paragonabile a quello subito nel quinquennio 2009-2013”.

Come andrà la ripresa

Per il 2021 è prevista una ripresa dell’occupazione, che però, anche in questo caso, sarà più sostenuta nel Settentrione. Il Centro-Nord, infatti, vedrà un +2,5%, mentre il Sud un +1,3%: a livello nazionale, la ripresa sul fronte dei posti di lavoro dovrebbe attestarsi al +2,2%.

Questo significa che, per effetto di queste oscillazioni, l’occupazione nelle Regioni del Sud Italia è destinata a scendere intorno ai 5,8 milioni, un livello persino inferiore a quello raggiunto “nel 2014 al culmine della doppia fase recessiva”.

Debito pubblico e deflazione

Cattive notizie anche sul fronte del debito pubblico, che, secondo i dati di Bankitalia, aumenta di 40,5 miliardi rispetto ad aprile e arriva a 2.507,6 miliardi. Rispetto al maggio dello scorso anno, il debito è aumentato di 175,7 miliardi.

L’Istat ha inoltre confermato la deflazione nel mese di giugno, con i prezzi che sono scesi dello 0,2% su base annua. Su base mensile, invece, si è registrato un lievissimo incremento, dello 0,1%. “La flessione dei prezzi al consumo su base annua, registrata per il secondo mese consecutivo, continua ad essere il prodotto di spinte contrapposte”, spiega l’Istat: “quelle deflazionistiche provenienti dai prezzi dei beni energetici e quelle al rialzo dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona. L’inflazione di fondo, seppur in lieve rallentamento, si conferma quindi positiva (+0,7%)”.

Ma secondo il Codacons, la discesa dei prezzi sulla spinta dell’andamento dei beni energetici risulta una “illusione ottica”, che nasconde invece l’aumento del prezzo della carrello per gli italiani: l’Associazione stima infatti un aumento di spesa di 189 euro annui per una famiglia con due figli.

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