Coronavirus, Inps: da marzo a giugno persi 500mila posti di lavoro

Sono alcuni dei numeri contenuti nel rapporto annuale Inps presentato questa mattina alla Camera dal presidente dell'Istituto Pasquale Tridico

(Teleborsa) – La crisi sanitaria da Covid-19 in Italia si è tradotta in più di 500mila posti di lavoro persi e un boom di domande di disoccupazione nel primo semestre dell’anno, +12% rispetto ai numeri registrati nel 2019. Sono alcuni dei numeri contenuti nel rapporto annuale Inps presentato questa mattina alla Camera dal presidente dell’Istituto Pasquale Tridico.

Persi 500mila posti di lavoro

Secondo la relazione, tra febbraio e giugno a causa della pandemia il Paese ha perso più 400mila occupati dipendenti e quasi 100 indipendenti. Una flessione che ha riguardato soprattutto i rapporti di lavoro a tempo determinato, mentre più contenuta è stata quella degli indeterminati alla luce degli effetti dei provvedimenti normativi adottati come il blocco dei licenziamenti e l’estensione della cassa integrazione. Nel complesso la variazione tendenziale tra giugno 2019 e giugno 2020 è stata di 815 mila rapporti di lavoro in meno.

Naspi, forte incremento dei beneficiari

Numeri che si sono riversati nelle domande di disoccupazione giunte all’Inps: a partire da marzo 2020 l’Istituto di previdenza ha registrato infatti un forte incremento dei beneficiari di Naspi – a giugno hanno superato il livello di 1,5 milioni – mentre complessivamente nel primo semestre di quest’anno sono state presentate poco più di 864 mila domande.

Numeri record per la cassa integrazione

Numeri record anche per la cassa integrazione a partire da marzo. In totale i lavoratori coperti sono stati 6,5 milioni. Secondo i dati del Rapporto annuale dell’Inps, da marzo ad agosto 2020, le ore autorizzate con causale specifica Covid-19 sono state 2,8 miliardi, di cui 1,4 miliardi per cassa integrazione ordinaria, 887 milioni per assegni ordinari dei fondi di solidarietà e 548 milioni per la cassa in deroga, con un tiraggio per i mesi di marzo e aprile intorno al 60%. Traducendo le ore in lavoratori equivalenti a tempo pieno, nel momento del picco di aprile si possono stimare 5,5 milioni di lavoratori “mancanti”, che scendono a 2,4 nel mese di giugno. Nel periodo da marzo a giugno quasi 800 mila imprese hanno fatto ricorso a trattamenti di integrazione salariale. Dal punto di vista dei lavoratori, la perdita stipendiale è stata di circa il 22,5% nel primo bimestre e 17% nel secondo.

La metà dei beneficiari del Rem è under 30

Nel rapporto Inps anche i numeri del Reddito di emergenza. Ad inizio settembre all’ente sono giunte 600 mila domande, di cui risultano accolte 285.234, con un tasso di accoglimento medio del 48,7%. Il 44% dei beneficiari del Rem è costituito da giovani con meno di 30 anni, il 18% da cittadini extracomunitari. Una larga parte dei percettori del Rem, ha rilevato la relazione annuale, sono nuclei familiari che avevano già presentato la domanda di reddito di cittadinanza, ma che avevano visto la domanda respinta per ragione di reddito.

I numeri del Reddito di cittadinanza

Reddito di cittadinanza che è stato chiesto da oltre 2 milioni di nuclei familiari: 1.153.926 le domande accolte, con un tasso di accettazione pari al 56,5%. Nel Mezzogiorno più della metà dei nuclei richiedenti con oltre un milione e 300mila domande e un tasso di accoglimento superiore di oltre il 10% rispetto alle regioni settentrionali. Considerando reddito e pensione di cittadinanza il totale dei nuclei beneficiari è invece di 1.327.888 per più di 3,1 milioni di persone coinvolte e un importo medio di 526 euro.

Un terzo dei pensionati prende meno di mille euro

Il rapporto calcola che al 31 dicembre 2019 in Italia c’erano poco più di 16 milioni di pensionati (quasi 15,5 milioni pensionati Inps) che percepiscono in media un assegno mensile di 1.563,79 euro. Più di un terzo però ha redditi da pensione inferiore ai mille euro. In 229 mila hanno fatto domanda di pensione con quota 100. Al 31 dicembre 2019 sono pervenute all’Inps, infatti, circa 75mila domande relative al settore pubblico e 154mila al settore privato. Il 66% delle richieste, pari 150.253 sono state accolte – età media 63,8 anni – mentre il 23% è ancora in lavorazione e l’11% respinte.

“All’impegno che ordinariamente raggiunge circa 43 milioni di individui/utenti, si è aggiunto l’impegno straordinario per fronteggiare l’emergenza sanitaria, che ha dato servizi in pochi mesi a oltre 14 milioni di soggetti per una spesa, ad oggi, di 26,2 miliardi di euro“, ha dichiarato il presidente Pasquale Tridico. L’impegno dell’Istituto nell’erogazione dei diversi strumenti di sostegno all’economia “è stato enorme e oltre le aspettative. Questo, dato anche il contesto emergenziale cui nessuno era preparato, non ha potuto impedire che si verificassero criticità”, ha aggiunto il presidente dell’Inps.

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