H&M colpita dal Coronavirus: costretta a chiudere 7 negozi storici

La crisi colpisce anche i grandi colossi: H&M costretta a chiudere a causa del Coronavirus

Il Coronavirus si è abbattuto sul commercio e non sta riservando sconti a nessuno, nemmeno ai grandi colossi come H&M. Lo storico marchio di abbigliamento e accessori fast fashion, infatti, ha annunciato in questi giorni la chiusura di ben 7 dei propri negozi, sparsi in tutta Italia, proprio a causa dell’emergenza Covid-19 e di tutto quello che ha comportato il lockdown.

H&M costretta a chiudere a causa del Coronavirus: da maggio quasi 200 persone rimarranno senza lavor

La comunicazione di H&M è arrivata ai sindacati recentemente. Il messaggio, purtroppo, parlava chiaro: dal 18 giugno molti dei negozi del colosso di abbigliamento svedese non riapriranno. I dipendenti, dopo due mesi di fermo attività, rimarranno quindi senza lavoro.

In questo caso non stiamo parlando di piccole realtà, ma di negozi ben avviati che, purtroppo, non sono riusciti a sopravvivere alla pandemia. Non rialzeranno più le saracinesche, infatti, alcuni dei punti vendita storici del marchio ovvero: i negozi di Milano in via Torino e uno dei due di corso Buenos Aires, quelli di Udine e gli store di Bari a maggio. Tra agosto e novembre chiuderanno poi i negozi di Grossetto, Gorizia, Vicenza centro e Bassano.

In tutto i lavoratori in esubero, quelli che a causa del Coronavirus rimarranno senza impiego, sono 195. Solo a Milano sono 70.

I sindacati protestano

Subito dopo l’annuncio delle chiusure, a muoversi a sostegno dei lavoratori sono stati i sindacati. Uiltucs, sindacato di categoria della Uil, in una nota ha già spiegato di aver contestato il metodo e il merito della scelta fatta dall’azienda.

Ad alimentare le perplessità dei sindacati, inoltre, l’ultimo incontro che hanno avuto con i vertici di H&M, durante il quale niente era stato comunicato sulle chiusure.

Chiudere per salvare tutti gli altri

Secondo gli ultimi report diffusi dall’azienda, H&M nel mese di marzo ha registrato un calo delle vendite pari al -46%. Dati preoccupanti questi, soprattutto se paragonati ai mesi precedenti: da inizio dicembre a fine febbraio, infatti, il marchio specializzato in fast fashion aveva registrato vendite progressive dell’8%.

La scelta di chiudere i 7 punti vendita in italia, pertanto, è stata presa dalla casa madre svedese perché considerata indispensabile per salvare tutti gli altri store. Insomma, sacrificarne 7 per mantenere aperti gli altri 172.

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