Coronavirus, easyJet: cassa integrazione per 1.500 dipendenti

La compagnia low cost britannica ha chiesto alle autorità italiane la cassa integrazione per 1.469 dipendenti nel nostro Paese per un periodo di nove mesi

La cassa integrazione chiesta — e che sarà oggetto di trattative con le parti sociali — riguarderà il personale navigante (piloti e assistenti di volo) e il personale di terra. La compagnia intende attingere al Fondo di solidarietà per il settore del trasporto aereo e del sistema aeroportuale.

I motivi della cigs

Le misure di contenimento del coronavirus messe in atto dal governo italiano hanno portato a “una forte diminuzione delle prenotazioni e dei ricavi per tutta la stagione estiva”.

Per questo motivo “Si rende urgente e improcrastinabile l’avvio di programmi volti alla drastica e immediata riduzione dei costi in tutte le aree aziendali”, comunica Lorenzo Lagorio, country manager Italia.
“Stante la natura della crisi, anche nell’ottica di salvaguardare nel lungo termine i posti di lavoro, si rende necessario l’avvio di un programma di Cigs”.
Una volta tornati operativi, la low cost prevede di avviare un “meccanismo di rotazione in relazione all’attività programmata nell’ambito di ciascuna base”.

I dipendenti coinvolti

Saranno coinvolti nella cigs 309 piloti e 610 assistenti di volo basati a Milano Malpensa, 86 piloti e 195 assistenti di volo basati a Venezia, 80 piloti e 172 assistenti di volo basati a Napoli. A questi si aggiungono 17 addetti del personale di terra (13 a Malpensa, 2 a Venezia, 2 a Napoli).
“In ogni caso — si chiarisce nella comunicazione interna — il numero delle eccedenze sarà pari, al massimo, all’80% del personale in forza”.

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