Coronavirus, Castelli chiede il reddito di emergenza per tutti

Reddito di emergenza per tutti, il piano: la Castelli pensa anche agli autonomi

Negozi, imprese, lavoratori: l’economia intera è bloccata per via dell’emergenza Coronavirus. Ma come fare, allora, per evitare il progredire di una crisi nera che sta già mettendo in ginocchio chi è in difficoltà?

La viceministra dell’economia Laura Castelli, in un’intervista rilasciata a La Stampa, ha detto di essere pronta, insieme al Governo e al suo partito (il M5s), a far sì che il “reddito di emergenza” diventi al più presto un aiuto concreto per tutti, lavoratori dipendenti e non. L’appello lanciato sui social, dunque, pare essere stato accolto, anche se sono parecchie le cose da definire.

Reddito di emergenza: l’helicopter money di Trump attuabile anche in Italia

L’Italia che combatte oggi non ha solo il volto dei medici e gli operatori sanitari schierati in prima linea contro il Coronavirus. Ci sono anche molte famiglie di piccoli e medi imprenditori, lavoratori precari e tanta gente rimasta senza lavoro che, se in tempi più sereni faticava già ad arrivare a fine mese, adesso deve anche fare i conti con le entrate che sono venute a mancare. Per andare incontro a tutte queste persone, ed evitare che i problemi economici alimentino il malcontento sociale, la Castelli ha ribadito che l’intenzione delle Istituzioni è quella di garantire “una rete territoriale di sussistenza”. Come? Per esempio, ha spiegato la viceministra, garantendo un reddito a tutti.

“Chiamiamolo reddito di emergenza, o reddito straordinario. Varrà finché non rientreremo alla normalità – ha dichiarato -. Stiamo pensando di semplificare le procedure di accesso al reddito di cittadinanza, allargandolo a chi non ce l’ha, e senza le condizioni previste”.

L’helicopter money di Donald Trump, dunque, diventa un’ipotesi attuabile anche in Italia. E su questo, stando alle parole della Castelli, c’è anche l’accordo con l’opposizione.

Reddito di emergenza: lavoratori autonomi equiparati ai dipendenti

Sui requisiti e le modalità di riconoscimento del reddito di emergenza il Governo però sta ancora lavorando, così come sulle cifre effettivamente da riconoscere e i tempi di erogazione delle stesse. “Ci stiamo attrezzando”, ha detto a tal proposito la Castelli, anche se poi ha specificato che l’intenzione è quella di riconoscere “il prima possibile” una “cifra dignitosa” a tutti, sia ai lavoratori dipendenti che a quelli autonomi.

Per gli autonomi: “Ci deve essere equiparazione con i lavoratori dipendenti. Non possiamo permetterci una lotta sociale tra chi ha lo stipendio assicurato dalla cassa in deroga e chi no. Non ha torto chi dice che 600 euro previsti sono meno del reddito di cittadinanza”, ha affermato la Castelli.

Reddito di emergenza: sospendere le tasse o dare più soldi?

Un quesito su cui maggioranza e opposizione si stanno attualmente interrogando, però, è quello che riguarda la “forma” che questo reddito di emergenza dovrebbe assumere. C’è da capire, nello specifico, se è meglio procedere riconoscendo un aiuto economico concreto ai cittadini (soldi, assegni o comunque denaro contante), oppure se è aiutare chi attualmente è in difficoltà attraverso il taglio di alcune spese.

Dare più soldi o sospendere le tasse? È questo il dilemma. Ma la viceministra sembra avere le idee chiare a tal proposito: “Stiamo discutendo se dare i soldi direttamente in mano ai cittadini, o sospendere alcune spese. Ti do i soldi per pagare le bollette o ti sospendo le bollette? Io preferisco la prima ipotesi, anche perché così garantisco la continuità aziendale e non rischio di compromettere – sempre sull’esempio – le società che forniscono energia”.

Saranno della sua stesso opinione i suoi colleghi? Se su alcuni punti è stato facile trovare l’accordo, difatti, su altri pare esserci ancora discordanza. Alle imprese in difficoltà, per esempio, il Governo vuole riconoscere un indennizzo se hanno registrato perdite pari a 1/3 rispetto allo stesso mese del 2019, mentre alcuni suggeriscono anche forme di premialità. E su questi punti, probabilmente, si tornerà a discutere.

Reddito di emergenza: ma dove li trova tutti questi soldi il Governo?

Considerando le risorse necessarie per rendere il reddito di emergenza qualcosa di concreto e realizzabile, una domanda oggi sorge spontanea: ma dove li trova tutti questi soldi il Governo? L’Italia, non è certo un mistero, non navigava già in buone acque prima dell’emergenza Coronavirus, è legittimo dunque porsi quesiti del genere.

Ebbene, quando alla Castelli è stato chiesto di dare maggiori chiarimenti al riguardo ha risposto: “Non so ancora come verranno frazionati ma secondo me da qui alla fine di questa crisi serviranno almeno 100 miliardi […] L’Europa ha una serie di strumenti che deve mettere a disposizione”. La viceministra ha citato persino gli eurobond, su cui spera di far cambiare idea ai partner europei, ma si è detta speranzosa anche sul rialzo dei saldi di finanza pubblica e altri strumenti come il finanziamento dell’economia reale con garanzia della Banca europea degli investimenti.

Castelli: no al patto di stabilità

Nella sua intervista Laura Castelli ha in fine ribadito l’intenzione del Movimento 5 Stelle di non cedere in merito all’esclusione del patto di stabilità europeo. Il meccanismo di stabilità, ha detto, si deve escludere perché non è possibile pensare ad una crescita “post-Coronavirus” con la paura di commissariamento.

“Il commissario Ue Valdis Dombrovskis ha tenuto a precisare che appena possibile torneremmo al Patto così com’è. È inaccettabile. Mario Draghi ha detto che in tempi di guerra non si pensa al debito. Sacrosanto”, ha dichiarato ferma la viceministra. Per questo motivo, ha spiegato, pensando al lungo percorso di ripresa che dovrà affrontare l’Italia al rientro dell’emergenza, è assurdo auspicare ad una sospensione del patto di stabilità che duri 2 – 3 anni, semplicemente perché non basterebbero.

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