Controversie di lavoro, arriva l’arbitro. Ma non per i licenziamenti

Apprendistato a 15 anni, pensioni anticipate per i lavori usuranti, meno permessi agli statali. Le novità del Ddl lavoro in versione finale. E dopo le bacchettate del Quirinale l'arbitrato torna in forma ridotta

Ci sono voluti oltre due anni di lavoro parlamentare e una lunga serie di polemiche (compresa la prima bocciatura da parte del Presidente delle Repubblica) per arrivare alla versione definitiva del cosiddetto “Collegato Lavoro“, il disegno di legge che porta diverse novità nella disciplina del lavoro. Una versione ” di compromesso” che recepisce alcune critiche ma rischia di scontentare molti, sia i “falchi” che preferivano la versione originaria, più “liberista”, sia coloro che temono un progressivo smantellamento dei diritti dei lavoratori.

L’arbitro non può “licenziare”

Una gestazione lunga e faticosa dovuta principalmente alla norma che introduce l’arbitrato nelle controversie di lavoro: ora si potrà ricorrere a questa tipo di risoluzione invece che al giudice. Restano esclusi però i casi di licenziamento.

L’arbitrato prevede in sostanza che ciascuna parte scelga un proprio arbitro e i due arbitri insieme ne nominino un terzo che sarà il presidente del collegio.

La scelta di ricorrere al collegio arbitrale va fatta all’inizio del rapporto di lavoro e non nel momento in cui esplode l’eventuale contenzioso. Ma a differenza della prima versione del provvedimento, la clausola compromissoria – cioè la decisione di rivolgersi all’arbitro – non dovrà essere firmata dal lavoratore al momento dell’assunzione ma solo dopo il periodo di prova o, se non è previsto, dopo 30 giorni dall’assunzione.

Formalmente il lavoratore è libero di accettarla o meno. E il fatto che la clausola venga firmata alla fine del periodo di prova dovrebbe rendere meno ricattabile il lavoratore. Ma è chiaro che il suo potere contrattuale all’inizio del rapporto di lavoro è molto ridotto e il datore di lavoro ha a disposizione varie forme di pressione per spingere in questa direzione.

L’arbitrato secondo molti va a svantaggio del lavoratore perché prevede un giudizio secondo “equità” invece che secondo la legge. Ciò significa che l’arbitro non è tenuto ad applicare la disciplina del lavoro e in particolare lo Statuto dei lavoratori che vede nel lavoratore la parte debole del rapporto e la tutela particolarmente. L’arbitro quindi può considerare “paritario” il rapporto contrattuale e ha un ampio margine di discrezionalità personale nella decisione finale.

Per questo motivo nella versione finale del Ddl è stata inserita una limitazione importante: l’arbitrato non si applica al licenziamento del lavoratore. Quindi le cause di lavoro legate ai licenziamenti restano di competenza del giudice e vanno avviate entro 60 giorni dalla comunicazione scritta del licenziamento.

Le altre novità

A bottega prima. L’età minima per l’apprendistato scende a 15 anni. Si potrà  sostituire l’ultimo anno di scuola dell’obbligo con un anno in azienda con questo specifico contratto. Ma al giovane lavoratore l’azienda dovrà garantire un adeguato numero di ore di formazione con un tutor.

L’università ti cerca il lavoro. Le università inseriranno sulla Borsa nazionale del lavoro i curriculum degli studenti per i 12 mesi successivi alla laurea. Verranno messi on line anche bandi e concorsi pubblici.

In pensione prima se c’è “usura”. La legge dà delega al governo per disciplinare la materia dei cosiddetti lavori usuranti per i quali è previsto un pensionamento anticipato. Resta comunque fermo il minimo di 57 anni di età e 35 anni di contributi, nonché la “salvaguardia della spesa” per le casse dello Stato.

Stretta sui permessi degli statali. Altra norma destinata a suscitare polemiche: è previsto un giro di vite nel pubblico impiego per quanto riguarda assenze e riduzioni d’orario. In particolare saranno ristrette i permessi per i familiari dei disabili, i congedi e i part-time. Aumentano invece le opportunità di mobilità e per le aspettative non retribuite. (A.D.M.)

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