Il contratto a progetto

E' la forma di lavoro parasubordinato più diffusa. La riforma del lavoro lo rende più rigido e se mancano i requisiti si trasforma in contratto a tempo indeterminato

Il contratto di collaborazione a progetto (Cocopro) è uno dei contratti “atipici” più diffusi e sostituisce il precedente rapporto di collaborazione coordinata e continuativa (Cococo) che trova ancora applicazione in casi residuali (es. per gli agenti di commercio, in alcuni casi per le professioni intellettuali, per i pensionati).

A differenza del Cococo, il Cocopro deve avere ad oggetto uno o più progetti specifici o fasi di lavoro determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore. E’ importante quindi che il contratto non mascheri un contratto di lavoro dipendente (subordinato). La riforma del lavoro 2012 ha fissato regole più rigide contro l’abuso di questo contratto da parte delle aziende.

I requisiti

Il contratto a progetto deve essere stipulato in forma scritta e deve contenere i seguenti elementi (pena la conversione in lavoro subordinato):

l’indicazione del progetto o fase di lavoro. La riforma Fornero ha stabilito una definizione ristretta di “progetto”: non basta indicare genericamente l’attività (es. inserimento dati o contatti telefonici a scopo commerciale) ma va precisata l’organizzazione della stessa e il risultato finale che si intende conseguire;
la durata, che può essere determinata (una data specifica) o determinabile (al raggiungimento del risultato). Non può prevedere un periodo di prova.
il corrispettivo erogato e i tempi e modi di pagamento. La riforma Fornero ha stabilito inoltre che la retribuzione deve avere un minimo stabilito sulla basa delle retribuzioni base fissate dai contratti collettivi nazionali per i lavoratori dipendenti con mansioni equiparabili;
le forme di coordinamento del lavoratore con il committente.

Se manca uno di questi elementi il contratto si considera di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Il contratto a progetto non può essere stipulato:

con un professionista iscritto a un albo se la prestazione è di natura intellettuale;
se si tratta di prestazione occasionale non superiore a 30 giorni e con retribuzione inferiore a 5mila euro;

Le garanzie

I contratti a progetto si risolvono alla conclusione del progetto stesso. Il collaboratore può essere “licenziato” prima per giusta causa o per oggettivi motivi di inidoneità professionale che rendono impossibile la realizzazione del progetto.

La malattia comporta la sospensione senza compenso del contratto ma non la sua risoluzione, a meno che la sospensione si protragga per più di 1/6 della durata stabilita (o per un periodo superiore a 30 giorni se la durata non è predefinita). Salvo diverso accordo contrattuale, la sospensione non proroga la scadenza del contratto.

La sospensione per maternità invece proroga il contratto per 180 giorni, ma le parti possono prevedere un periodo maggiore.

I contributi

I contratti a progetto prevede il versamento dei contributi Inps come per i lavoratori dipendenti:

per 2/3 a carico dall’azienda,
per 1/3 a carico del lavoratore.

La riforma prevede un progressivo aumento dell’aliquota che passeranno:

dal 27,72% (18% per i pensionati e per gli iscritti ad altre casse previdenziali) nel 2012,
al 28% (19% per gli altri) nel 2013,
fino al 33% (24% per gli altri) nel 2018.
(A.D.M)

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