Contratti a tempo determinato: come cambieranno

Decreto Dignità e lavoro: tutte le novità in arrivo per i contratti a tempo determinato

Con l’approvazione del Decreto Dignità, il Governo ha varato una serie di azioni volte a scoraggiare la precarietà lavorativa specie per chi ha superato una certa età o si trova in stato di disoccupazione da diverso tempo.

Tra le iniziative e le novità più importanti introdotte dal legislatore, è in arrivo anche una rimodulazione dei contratti di lavoro a tempo determinato che punta non solo a stabilizzare il mondo del lavoro, ma anche ad aiutare la ripresa economica generale del Paese. Vediamo in cosa consiste la nuova disciplina e come cambieranno i contratti a termine.

Contratti a tempo determinato: le novità più importanti

La prima e forse più importante novità introdotta dal Decreto Dignità sul lavoro a tempo determinato riguarda la durata massima dei contratti. Il termine non dovrà superare i 12 mesi, e non più 36 come previsto dalla precedente riforma.

La durata potrà essere estesa a un massimo di 24 mesi solo in presenza di determinate condizioni e requisiti che giustifichino la proroga. Tali condizioni sono 3, non necessariamente concomitanti:

  1. Esigenze del datore di lavoro di sostituire un lavoratore assente
  2. Necessità di far fronte ad esigenze oggettive e temporanee che esulano l’ordinaria attività
  3. Incremento temporaneo e improvviso della normale attività del datore

Dunque, a parte queste situazioni – peraltro suscettibili a diverse interpretazioni –  per i contratti a tempo determinato non sarà possibile superare il limite massimo di 24 mesi. Nel conteggio dei 24 mesi, inoltre, saranno inclusi i periodi in cui il lavoratore ha prestato servizio per lo stesso datore con contratto di somministrazione o come lavoratore stagionale. Superati questi termini, il contratto si trasformerà in un rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Un’ulteriore novità riguarderà le proroghe, il cui numero massimo scende da 5 a 4. Anche in questo caso, una volta raggiunto o violato il limite stabilito, il contratto a tempo determinato dovrà necessariamente trasformarsi in contratto a tempo indeterminato.

Il provvedimento necessiterà senz’altro di ulteriori approfondimenti per circoscrivere l’interpretazione della norma che ha già destato molte perplessità e polemiche. Il problema più grande sembra essere rappresentato dal regime transitorio tra la vecchia e la nuova disciplina. La legge di conversione, infatti, ha rinviato al 1° novembre la decorrenza della nuova normativa, senza di fatto creare un automatismo semplice e chiaro per tutti.

Contratti a tempo determinato: come cambieranno