Contratti in scadenza, a rischio oltre 6 milioni di lavoratori

Con l'anno nuovo milioni di dipendenti avranno il contratto collettivo di lavoro scaduto

Il 2020 si aprirà come un anno difficile per moltissimi lavoratori italiani. Sono infatti in scadenza numerosi contratti collettivi di lavoro, mentre altri stanno già scadendo a fine 2019. Una situazione di incertezza che rischia di aumentare il disagio lavorativo in Italia e scatenare agitazioni e proteste.

Non a caso l’anno nuovo si aprirà subito con una serie di scioperi che riguarderanno in primo luogo il trasporto aereo e il settore delle telecomunicazioni, ma che ben presto potrebbero estendersi ad altre categorie, a cominciare da quelle più colpite dai mancati rinnovi contrattuali.

Il XXI rapporto sul mercato del lavoro del Cnel (Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro) segnala che il 31 dicembre 2019 scadranno 73 Contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) del settore privato, mentre altri 126 scadranno nel corso del 2020. Invece nel settore pubblico sono 20 i contratti collettivi di lavoro già scaduti a settembre.

Se si prendono in considerazione i contratti collettivi che scadono a fine anno e che riguardano tre grandi settori economici, terziario, metalmeccanica e logistica, quelli con il maggior numero di addetti, sono oltre 4,2 milioni i lavoratori a rischio. Aggiungendo anche i contratti in scadenza fino a dicembre 2020 si arriva a 6,5 milioni di lavoratori senza contratto.

Il settore del terziario, della distribuzione e dei servizi impiega più di 2,4 milioni di addetti, quello delle aziende metalmeccaniche oltre 1,4 milioni e quello della logistica circa 470 mila lavoratori. Seguono la piccola e media industria metalmeccanica con oltre 360 mila addetti, le cooperative del settore sociosanitario con 312 mila lavoratori, l’edilizia con poco più di 250 mila lavoratori, l’industria alimentare con poco più di 200 mila addetti e infine il tessile, abbigliamento e moda con circa 182 mila dipendenti. Questi sono i settori con il maggior numero di contratti collettivi scaduti o in scadenza il prossimo anno.

Dal rapporto del Cnel risulta che la percentuale dei lavoratori in attesa di rinnovo è del 78% nel settore metalmeccanico e del 13%-15% in quello chimico e nelle aziende di servizi. Nonostante due rinnovi contrattuali importanti, come quello dei bancari e quello dei medici, avvenuti nel mese di dicembre, uno su due tra tutti i lavoratori dipendenti in Italia rischia di restare senza contratto di lavoro nel 2020.

A partire dal 2008 è aumentato il numero di contratti collettivi depositati al Cnel e negli anni tra il 2013 e il 2017 ha avuto un vero e proprio boom. Riguardo ai settori principali, quello metalmeccanico ha 35 contratti collettivi di lavoro, di cui 3 sono quelli che si applicano al 98% dei lavoratori. Nel settore terziario, della distribuzione e dei servizi i contratti collettivi depositati sono 223, anche qui sono 3 quelli che si applicano alla maggioranza degli addetti, l’81%. Sono 101 i contratti collettivi riferiti al comparto istruzione, sanità, assistenza e cultura; 73 quelli nell’edilizia e 63 nel settore dei trasporti.

Il contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) viene stipulato a livello nazionale tra i sindacati o le organizzazioni dei lavoratori dipendenti e le organizzazioni dei datori di lavoro, stabilisce i diritti e doveri fondamentali e la retribuzione di base, che dovranno poi applicarsi ai contratti individuali. Tutti i contratti collettivi nazionali, con le loro successive modifiche, sono raccolti e conservati nell’archivio del Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro.

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