Contratti di lavoro: aumenti e nuovi minimi. Le novità

Il nuovo accordo fra Confindustria e i sindacati definisce un nuovo modello contrattuale. Ecco le principali novità introdotte, dal Trattamento economico minimo agli aumenti

L’intesa fra Confindustria e i maggiori sindacati (Cgil, Cisl, Uil) è ormai ufficiale. Dopo la fine delle trattative, arrivata qualche settimana fa, gli impegni concordati fra il presidente degli industriali Vincenzo Boccia e i leader, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, diventano operativi a tutti gli effetti.

Mesi di trattative hanno consentito di trovare un accordo che definisce un nuovo modello contrattuale. L’intesa prevede due livelli di contrattazione e diverse novità, fra cui un meccanismo per adeguare al costo della vita il livello degli stipendi.

Come spiegano i sindacati il contratto collettivo nazionale per ogni categoria “dovrà assolvere la sua principale funzione di fonte di regolazione dei rapporti di lavoro e di garante dei trattamenti economici e normativi comuni a tutti i lavoratori del settore, ovunque impiegati sul territorio nazionale”. Il Ccnl avrà sempre “la sua funzione di regolatore delle relazioni sindacali del settore, disciplinando anche le principali iniziative di 8 bilateralità (gli enti paritetici formati da imprese e sindacati nei vari settori di attività – ndr) in coerenza con le linee di indirizzo definite negli accordi interconfederali. A questo contratto spetta poi i compito di individuare il trattamento economico complessivo (TEC) e il trattamento economico minimo (TEM)”.

Il Trattamento economico complessivo (TEC) sarà formato dal Trattamento economico minimo (TEM) e dai trattamenti economici definiti dal contratto collettivo nazionale di categoria. Quest’ultimo “avrà cura di evidenziare in modo chiaro la durata e la causa di tali trattamenti economici e il livello di contrattazione a cui vengono affidati dovendosi, comunque, disciplinare, per i medesimi trattamenti, gli eventuali effetti economici in sommatoria fra il primo e il secondo livello di contrattazione collettiva”.

Per quanto riguarda gli aumenti, la variazione del TEM (minimi tabellari) “avverrà – secondo le regole condivise, per norma o prassi, nei singoli contratti collettivi nazionali di lavoro (Ccnl) – in funzione degli scostamenti registrati nel tempo dall’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi membri dell’Unione europea, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati come calcolato dall’Istat. Il contratto collettivo nazionale di categoria, in ragione dei processi di trasformazione e o di innovazione organizzativa, potrà modificare il valore del TEM”.

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