Contratti di lavoro, il ministero risponde alle Faq sulla riforma. Ecco le novità

I contratti a termine non sono prorogabili senza "causalone". Il lavoro intermittente dev'essere davvero intermittente. Per quello accessorio si abbassa il tetto di compenso. Sono alcuni dei chiarimenti appena rilasciati dal ministero sui contratti di lavoro previsti dalla riforma

Un cantiere sempre aperto, quello della riforma del lavoro Monti-Fornero.A quasi un anno dal varo, il ministero torna sulle novità introdotte con un vademecum (scarica il pdf) che risponde alle Faq,i dubbi più ricorrenti, in tema di contratti di lavoro. Da quello “base” – il contratto a tempo indeterminato – ai diversi contratti a scadenza e cosiddetti “atipici“. Che dovevano essere la “porta di servizio” per entrare nel mondo del lavoro ma sono ormai diventati, di fatto, l’ingresso principale.

Contratto a tempo determinato

Il ministero chiarisce le caratteristiche del contratto di lavoro subordinato a termine partendo dal principio generale secondo cui “il contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato costituisce la forma comune di rapporto di lavoro”. Ciò significa che ogni eccezione a questa regola generale deve avere una ragione specifica e se non ci sono gli “elementi di specialità” il contratto si considera automaticamente a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda il contratto “acausale” cioè quello inferiore ai 12 mesi per il quale il datore di lavoro non è obbligato a specificare le ragioni (il cosiddetto”causalone”), si precisa che esso può essere stipulato:
solo se non ci sono stati precedentirapporti di lavoro subordinato (anche a tempo determinato o intermittente) con lo stesso datore di lavoro:
anche se ci sono stati, invece, rapporti di lavoro autonomo (es. partita Iva).

Il contratto acausale non è mai prorogabile, anche se di durata inferiore a 12 mesi. Ad esempio, se il lavoratore viene riassunto a termine dopo un contratto di 3 mesi, è necessario indicare nel contratto il “causalone”.

Il contratto a termine acausale può essere prorogato, però, per i periodi cuscinetto di 30 o 50 giorni, a seconda che duri più o meno di 6 mesi. In pratica la durata massima del contratto senza causalone è di 1 anno e 50 giorni. Se si superano questi termini, il periodo successivo viene considerato “in nero” e per l’azienda scattano le maxi-sanzioni.

Contratto di lavoro intermittente

Anche conosciuto come lavoro a chiamata (job on call), indica il tipo di contratto in cui un lavoratore si mette a disposizione per lo svolgimento di prestazioni discontinue o in periodi prestabiliti (week-end, ferie estive ecc.). I periodi di lavoro devono essere individuati dai contratti collettivi o dalla legge: possono essere anche lunghi ma non coprire l’intero anno, altrimenti il contratto si considera automaticamente a tempo indeterminato.

Un contratto intermittente può seguirne uno a tempo determinato purché si rispettino gli intervalli minimi tra l’uno e l’altro (60 o 90 giorni a seconda della durata del primo contratto a termine), pena la trasformazione in contratto a tempo indeterminato.

Lavoro accessorio

E un tipo di contratto che è stato ampiamente liberalizzato quanto alle attività e ai settori, ma è stata abbassata la soglia economica sotto la quale può essere utilizzato. Il lavoro accessorio può essere svolto da qualunque soggetto (prima c’erano diverse limitazioni, ora restano solo quelle temporali per gli studenti) ma entro un compenso massimo per il lavoratore (al netto delle trattenute) di 5mila euro all’anno. Prima la soglia dei 5mila euro era riferita a ciascun committente del lavoratore: ora questa soglia scende a 2mila euro. (A.D.M.)

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