Conte: dal 4 maggio 2,7 mln di italiani tornano al lavoro

Le parole che il premier avrebbe pronunciato nel corso della cabina di regia con Regioni e enti locali chiariscono un po' meglio la posizione del Governo

“Non sarà un liberi tutti” si affretta a dire il premier Conte. Ma bisogna ripartire, per non morire. “Bisogna ripartire tenendo sotto controllo la curva del contagio. Il costante aggiornamento delle informazioni dai territori sarà fondamentale per gestire in condizioni di massima precauzione la Fase 2”.

Le parole che il premier avrebbe pronunciato nel corso della cabina di regia con Regioni e enti locali chiariscono un po’ meglio la posizione del Governo, che però a tratti continua a sembrare parecchio farraginosa.

Stop al lockdown

Il concetto è: il lockdown non si può protrarre, dobbiamo riprendere le attività, ma in sicurezza, e quindi con delle necessarie differenziazioni. Se non ripartiamo, ci saranno gravi danni per l’economia del Paese, che rischia di compromettere il tessuto sociale ed economico.

Dal 4 maggio, molto probabilmente, potranno riaprire manifattura, costruzioni, servizi alle persone e alcune attività commerciali. Ovviamente, nel rispetto del protocollo sicurezza a suo tempo sottoscritto, “che resta la nostra bussola” sottolinea Conte. Un intervento su cui il Governo deve ancora lavorare però. “Non è un menù bello e sistemato, c’è da lavorare”.

2,7 milioni di italiani tornano al lavoro

Un’eventuale riapertura di queste attività farebbe rientrare al lavoro dal 4 maggio prossimo un numero massimo di 2,7 milioni di lavoratori secondo le prime stime della task force guidata da Vittorio Colao.

In realtà, il volume dei lavoratori ammonterebbe a 3,8 milioni, ma da questi si devono sottrarre, suggeriscono gli esperti, i lavoratori in smart working e quelli che per questioni mediche o per età sarebbe meglio non far tornare al lavoro. Il numero potrebbe persino essere ancora inferiore perché, annota ancora la task force, “un certo numero di aziende hanno già ripreso a lavorare con deroga prefettizia”.

Rivedere i trasporti

La riapertura delle attività economiche comporta inevitabilmente una “movimentazione di persone che avranno sicuramente un’occasione di contatto più significativa di quella attuale”. Quanto al rapporto tra i 2,7 milioni di lavoratori del settore manifatturiero e costruzioni e l’utilizzo di mezzi di trasporto pubblico, la task force prevede come la quantità di quanti potrebbero utilizzare le linee pubbliche per raggiungere le aziende di appartenenza, sarebbero non più del 15% e comunque “non tali da mettere sotto stress il trasporto locale”.

Come agirà il Governo

Per questo, il Governo dovrà tenere sotto controllo la curva per evitare che si risalga oltre una certa soglia e predisporre meccanismi predeterminati in modo che quando in una certa area i contagi risalgono si possa intervenire sulla base di un piano nazionale predeterminato.

Nel momento in cui un’area mostrasse una risalita del contagio dovuta alla fine del lockdown si potrebbe intervenire con un piano “che avrebbe in sé già i numeri aggiornati della ricettività sanitaria locale andando così a chiudere il rubinetto”. Serve cioè, avrebbe ancora spiegato Conte, poter disporre di un “intervento che in modo mirato agisca solo in quell’area che torna a mostrare criticità”. Per questo, avrebbe concluso, è importante “avere la condivisione degli enti locali”, considerato che “non si può tornare indietro o immaginare un intervento a fisarmonica”.

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