Concorso scuola nel caos: pochi commissari disponibili per un euro l’ora

I professori non vogliono fare i commissari al concorsone per lo scarso compenso e gli uffici regionali sono costretti a riaprire le selezioni

Tutto pronto, o quasi, per il concorsone a cattedre della scuola. Si parte il 28 aprile con le prime prove scritte computer-based (il candidato leggerà i quesiti e risponderà attraverso una piattaforma online) per terminare il 21 maggio con lo scritto del concorso di scuola primaria, quello più affollato. Il 20 maggio saranno gli aspiranti docenti di scuola dell’infanzia a cimentarsi con le domande a risposta multipla e aperta davanti ad uno schermo.

Circa 165mila docenti (sempre che non si aggiungano i non abilitati grazie ai ricorsi al Tar) si contenderanno i 63.712 posti in palio.

CAOS COMMISSARI – Mentre al Miur preparano le prove scritte, c’è chi lavora a predisporre le postazioni pc e chi nomina le commissioni giudicanti. E qui è caos: ogni commissione è formata da tre membri (tra cui presidente e segretario), con in aggiunta i tecnici per le lingue straniere. Il tutto moltiplicato per le varie classi su cui è stato bandito il concorso (116 dopo la revisione) e Regioni. In totale serviranno migliaia di commissari. E fin qui non sono stati trovati tutti.

COMPENSO DI UN EURO LORDO L’ORA – Servono migliaia di commissari in tutta Italia, ma non è facile trovare docenti disposti a rovinarsi l’estate per pochi spiccioli, qualche centinaia di euro al massimo. Decine di ore di lavoro, polemiche assicurate, per giunta in piena estate (visto che gli orali si svolgeranno a luglio e le graduatorie dovranno essere stilate ad agosto).
Il Miur ha fissato un compenso forfettario di 251 euro per i presidenti e 209 euro per i commissari semplici, a cui vanno aggiunti 50 centesimi per ogni elaborato corretto. Tirando le somme, secondo Tuttoscuola, il compenso orario si aggirerà intorno a un euro (lordo) l’ora, molto meno di quello dei commissari all’esame di maturità che almeno 7 euro l’ora riescono a metterli in tasca. Ecco perché i professori non vogliono fare i commissari al concorsone e gli uffici regionali sono costretti a riaprire le selezioni.

UN APPELLO AL SENSO DEL DOVERE – Da Nord a Sud, quasi tutte le Regioni stanno inviando mail agli insegnanti, nella speranza di reperire altri commissari. “Non c’è da sorprendersi – racconta Franzese, direttrice dell’Usr Campania, la Regione con più candidati in assoluto (ben 24mila)– un po’ per il periodo, un po’ per gli scarsi incentivi era ovvio che i docenti non avrebbero fatto a gara per fare i commissari. Ma nella scuola si lavora tanto e non certo per soldi: ancora una volta dovremo appellarci al senso del dovere dei nostri insegnanti”.

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