Come scegliere tra prestazione occasionale e partita Iva?

Prestazione occasionale o partita Iva? Ecco come scegliere tra una situazione comoda ma temporanea e una stabile ma più rischiosa

Prestazione occasionale o partita Iva? I lavoratori che decidono di intraprendere la strada dell’indipendenza da un unico datore di lavoro a un certo punto vedono aprirsi un bivio davanti a loro ed è necessario prendere una decisione per il futuro.

Per alcuni professionisti rimane la possibilità di essere arruolati come dipendenti da enti pubblici o privati, come nel caso del settore medico-sanitario, ma nella maggior parte dei casi chi si mette in proprio deve cominciare a camminare con le proprie gambe, senza tutte le tutele dei colleghi a tempo determinato o indeterminato, come giorni di ferie, permessi, malattie e congedi.

I primi passi nel mondo del lavoro indipendente, generalmente, vanno in direzione della prestazione occasionale, una prima possibilità a basso impatto di rischio e piuttosto conveniente per il datore di lavoro. Perché sia tale, il lavoro occasionale deve rispettare alcuni punti fondamentali: è vero, c’è il vantaggio di non dover rispettare un orario di lavoro specifico e non si è vincolati a un luogo preciso in cui svolgere la propria occupazione, ma il rapporto tra autonomi e datori di lavoro non prevede rapporti di collaborazione occasionale – prima era possibile con la Legge Biagi, ora cancellata con il Jobs Act – né abituale, pertanto non deve superare i 30 giorni di lavoro per singolo committente durante l’anno solare.

Inoltre c’è un importo lordo – sui cui si calcola una ritenuta d’acconto del 20% –  da non superare: se il reddito rimane al di sotto dei 4800 € non è necessario compilare la dichiarazione dei redditi, se invece si supera la soglia dei 5000 € lordi all’anno il lavoratore non solo è obbligato a presentare il 730, ma deve anche iscriversi all’INPS e pagare i contributi per l’importo eccedente.

Se l’importo totale da non valicare è rintracciabile facilmente, il numero di giorni in cui effettivamente è avvenuta la prestazione occasionale non è attestata in alcun documento e spesso molti rapporti di questo tipo mascherano quelle collaborazioni tanto invise al governo Renzi.

Con l’utilizzo dei voucher si può “respirare” un po’ di più e arrivare a 7.000 € lordi l’anno, senza superare il limite di 2000 per prestazione, ma rimane sempre una possibilità limitata nel tempo, spesso a rischio di abusi e con prospettive di lavoro assenti.

A un lavoratore autonomo e sicuramente a un libero professionista che vuole vivere e mantenersi in maniera indipendente non rimane altra possibilità che aprire la partita Iva, con tutti i suoi vantaggi e svantaggi.

Come scegliere tra prestazione occasionale e partita Iva?
Come scegliere tra prestazione occasionale e partita Iva?