Come funziona l’indennità di maternità per le libere professioniste

Anche le donne che esercitano la propria attività in maniera indipendente hanno diritto alla maternità

Tema molto sentito quello dell’indennità di maternità, soprattutto per le donne che lavorano come libere professioniste.

Come sappiamo l’Inps è la cassa principale, che prevede anche la possibilità di iscriversi alla gestione separata, tra le varie classi, anche alle lavoratrici autonome che non hanno una specifica cassa di riferimento. Purtroppo però la garanzia fornita a queste donne non è per niente rassicurante, anzi. Pensiamo al fatto che se una lavoratrice non ha versato contributi che superino la somma di 957 euro l’anno prima della gravidanza, allora non potrà nemmeno richiedere la sua indennità.

Oltre all’Inps, poi, ci sono le tante casse professionali riferite a singoli settori: qui la prima cosa utile da sapere è certamente che non tutte le casse prevedono una gestione separata. Diciamo però che, secondo quanto appare dai dati statistici in Italia, ogni cassa a cui sono iscritte le donne lavoratrici autonome nella nostra nazione prevede un indennizzo. La garanzia assoluta prevista da tutte le casse è di 5 mesi di maternità, in cui vengono indicati i due mesi prima del parto e i tre successivi. L’ammontare del versamento da parte della cassa dipende dal reddito, infatti viene calcolato in base a quanto percepisce la donna iscritta. Oltretutto viene versato in un’unica soluzione tramite bonifico bancario o assegno circolare.

Andando nel dettaglio delle somme erogate, chi ha percepito almeno 10.000 euro lordi nei due anni precedenti la gravidanza, prenderà il minimo, senza fare alcun calcolo perché altrimenti risulterebbe un importo troppo basso rispetto a quello che è invece il minimo stesso previsto dalle casse. Per tutte le altre viene preso come riferimento il reddito annuo nei 12 mesi prima del periodo indennizzabile e quindi si calcola l’80% del reddito medio giornaliero e si moltiplica per ogni giorno dello stesso periodo.

Vi è anche da considerare una questione di anzianità. Questo significa che l’indennità di maternità alla gestione separata Inps spetta solo a chi ha versato almeno tre contributi mensili nei 12 mesi che precedono il mese di inizio del congedo. Questi, moltiplicati per 12, devono raggiungere il minimale preposto di 14.334 euro. Alle lavoratrici interessate alla gestione separata Inps viene imposta l’interruzione dell’attività lavorativa, quindi qualsiasi libera professionista in maternità, ad esempio, non può emettere nessuna fattura nei due mesi prima del parto e nei tre successivi.

L’interessata deve presentare la domanda a partire dal sesto mese di gravidanza ed entro 180 giorni dal parto. Deve essere allegato il certificato medico su cui viene indicata la data di inizio della gravidanza e quella presunta del parto, oltre alla dichiarazione che attesta l’inesistenza del diritto alle indennità di maternità di cui al Capo III e al Capo XI secondo quanto previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. Anche nel caso in cui la gravidanza si interrompe dopo il sesto mese, spetta l’intera somma dell’indennità.

Ci sono dei casi in cui una donna libera professionista, oltre alla sua attività freelance, ne esercita anche una seconda subordinata part-time. A questi soggetti l’Inps riconosce l’indennità maggiorata con una parte che arriva fino al minimo previsto dall’ente che gestisce tutta la normativa previdenziale della lavoratrice autonoma che la richiede e ne beneficia.

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