Colloquio di lavoro: tutte le domande che puoi ricevere se sei donna

A un colloquio di lavoro, se sei donna, puoi ricevere una serie di domande specifiche, non sempre legali

Se sei donna e sei stata selezionata per un colloquio di lavoro devi essere pronta a rispondere a una serie di domande, alcune delle quali possono rivelarsi illegali, anche se sembrano poste con apparente innocenza.

Vediamo quali sono le domande più frequenti poste alle donne in sede di colloquio di lavoro.

Donne sotto colloquio di lavoro: domande più frequenti

Partiamo dalle domande di base, quelle che ci si aspetta da un colloquio e per le quali è bene prepararsi per dare una buona impressione. Intanto, è bene sapere che, arrivate a questo punto, le candidate sono sopravvissute a una dura e severa selezione dei curriculum: solo sette sulla totalità delle candidature vengono sottoposte a colloquio di lavoro, sia conoscitivo che finalizzante a una posizione specifica.

Il colloquio generalmente inizia chiedendo una sorta di riassunto del proprio CV e dei propri obiettivi personali: dare una breve descrizione di sé, enumerare le competenze maturate negli studi, raccontare le precedenti esperienze lavorative e perché si sono concluse, spiegare il motivo per cui ci si candida a lavorare per l’azienda in oggetto. Infine, che tipo di disponibilità offriamo.

A questo punto potrebbero essere rivolte alle candidate in oggetto alcune domande poco consone e, talvolta, illegali.

Domande illegali durante colloqui di lavoro alle donne

Secondo alcune ricerche pubblicate negli ultimi anni su Telegraph e The Indipendent, al 40% delle donne sotto colloquio di lavoro vengono poste domande a dir poco imbarazzanti e afferenti alla propria vita privata, che discriminano e non poco la candidata in esame. La percentuale dell’uomo che incappa nello stesso problema? Poco sopra il 10%.

La domanda illegale più comune la potete facilmente immaginare: “hai dei figli? Se sì, come pensi di gestirli? Se i figli non sono ancora arrivati, scattano altri quesiti: “Sei sposata? Hai intenzione di avere figli?”. La maternità o anche solo la possibilità che si verifichi è quasi sempre sotto indagine, ma non l’unico punto discriminatorio: non mancano, infatti, domande sulla propria religione e l’osservanza a specifiche festività, sulla sindrome premestruale – ne soffri oppure no? – , sulla possibilità realistica di guidare un team di soli uomini, specifiche sull’abbigliamento – “sarebbe disposta a vestire in maniera diversa o a truccarsi di più?” –  disponibilità a flirtare con i clienti per ottenere gli obiettivi o, ancora peggio, di uscire con colleghi di lavoro.

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