Cinque giorni di festa (e di ferie) in più all’anno: la proposta al Senato

In Senato il nuovo disegno di legge che vorrebbe riportare in vita le festività soppresse negli anni, da San Giuseppe alla Pentecoste

In Italia ci sono poche feste e pochi ponti, quindi è ora di reintrodurre 5 festività soppresse 40 anni fa e avere più giorni di vacanza all’anno. È la proposta contenuta in un disegno di legge di tre senatori del partito popolare Südtiroler Volkspartei (SVP) comunicato alla presidenza il 23 marzo scorso.

I cinque giorni festivi da reintrodurre ed estendere a tutto il territorio nazionale, secondo i tre senatori, sono san Giuseppe (19 marzo), l’Ascensione (festività “mobile” che cade 40 giorni dopo la Pasqua), la Pentecoste (altra festività mobile, il primo lunedì 50 giorni dopo Pasqua), il Corpus Domini (sessanta giorni dopo Pasqua).

Per chiudere, il 29 giugno, giorno dei santi patroni di Roma Pietro e Paolo, oggi celebrato solo nella capitale. “Festeggiarli solo a Roma come patroni, come si fa attualmente, sembra un po’ riduttivo se si pensa al loro ruolo e al fatto che gli imperatori romani non erano per ruolo equivalenti ai contemporanei sindaci di Roma”, dicono i tre senatori della Südtiroler Volkspartei.

Secondo i firmatari, il ritorno delle festività soppresse sarebbe un “omaggio alla persone credenti che potrebbero così celebrare le ricorrenze religiose, ma anche ai non credenti che potrebbero dedicare le giornate alle attività di tempo libero”.

Queste ricorrenze, si ricorda, sono state festeggiate in Italia fino al 1977, anno in cui hanno smesso di essere festività in seguito a una legge la cui ratio, si osserva, si richiamava ad una volontà di gestire il Paese con una maggiore austerità.

“Negli anni successivi – si legge nella relazione al ddl – si è assistito a un’inversione di tendenza, anche perché si è compreso che l’austerità non aveva prodotto l’auspicato aumento di produttività nelle aziende”. “Nel 1985, dunque – si ricorda -, è stata reintrodotta la festività dell’Epifania, mentre nel 2001 una mobilitazione forte da parte dell’opinione pubblica ha condotto al ripristino della festa nazionale della Repubblica”.

La reintroduzione dei giorni di festa, si spiega nella relazione, “intende ridare significato alla tradizione popolare, non determina scompensi significativi alla produttività delle aziende, trasferisce una quota maggiore di reddito prodotto ad altri comparti di mercato ad alto valore aggiunto, quali il turismo e il tempo libero, con buoni ritorni economici per l’economia nel suo complesso, e – si conclude – risulterebbe più coerente con quel che avviene negli altri Paesi europei”.

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