Ciao Italia, 28 mila laureati hanno salutato il Belpaese nel 2017

Cattive notizie anche per chi rimane: cresce l'abbandono scolastico, Neet un giovane su 4

(Teleborsa) Il futuro di un paese è da sempre legato a doppio filo a quello della sua fetta di popolazione più giovane che rappresenta la risorsa più preziosa in termini di competenze e quindi di prospettive di crescita. Partiamo da un dato tutt’altro che rassicurante: sono stati quasi 28 mila i laureati e 33 mila i diplomati che nel 2017 hanno scelto di abbandonare l’Italia. Piuttosto facile capire perché: è cosa nota purtroppo che il mercato del lavoro italiano offre poche opportunità, condizione questa che spinge tanti giovani a guardare fuori dai confini di casa per cercare fortuna altrove, nella speranza di far carriera riuscendo magari ad ottenere retribuzioni più alte. Se il numero dei diplomati espatriati è stabile, quello dei laureati ha segnato un incremento di quasi il 4%.

È quanto emerge dal report dell’Istat sulla “Mobilità interna e migrazioni internazionali della popolazione residente”  da cui risulta che sono stati quasi 115 mila gli italiani che nel 2017 sono emigrati all’estero, un numero stabile rispetto all’anno precedente ma sempre considerevole se raffrontato con i 40mila del 2010 e i 50mila del 2011.
Cattive notizie anche per chi rimane: niente di buono, infatti, dal VI rapporto Istat sul Benessere Equo e Sostenibile (Bes 2018).
Cresce l’abbandono scolastico, Neet un giovane su 4 – Nel 2017 i ragazzi tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, i cosiddetti Neet, “Not in Education, Employment or Training”. Sono quasi uno su quattro (il 24,1% del totale), stabili rispetto all’anno precedente. Aumentano inoltre le uscite precoci dal sistema scolastico per la prima volta dopo dieci anni di ininterrotta diminuzione. Nel 2017 i giovani tra i 18 e i 24 anni con la licenza media, che non sono inseriti in un percorso di istruzione o formazione, sono il 14% (erano il 13,8% nel 2016).
Non tutto però è da buttare. Più in generale, migliora il benessere in Italia, ma non la fiducia nelle relazioni sociali, nella politica e nelle istituzioni pubbliche. Questo lo scenario delineato dall’Istituto di statistica, che nel rapporto Bes 2018 analizza una serie di indicatori che vanno dalla salute al lavoro, dalla tutela dell’ambiente e del paesaggio al benessere economico.
Il reddito disponibile recupera il livello del 2010 – Sempre nel 2017 torna ai livelli del 2010-2011 il reddito aggiustato lordo delle famiglie, che ammonta a 21.804 euro espresso in parità del potere d’acquisto. Un valore che risulta inferiore dell’1,7% alla media europea e del 7,8% alla media dell’area euro. Peggiora però l’incidenza di povertà assoluta, basata sulla spesa per consumi, che riguarda il 6,9% delle famiglie (da 6,3% nel 2016) e l’8,4% degli individui (da 7,9%).
 
Partecipazione politica al minimo – Italiani e politica, sempre più due poli opposti. Tocca infatti “un nuovo minimo” la partecipazione politica degli italiani nel 2017. Il 59,4% del campione afferma di “parlare di politica, informarsi e partecipare online” (il 3,4% in meno rispetto al 2016). E’ di fatto il valore più basso dal 2011.

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