Cassazione, tolleranza zero contro fumo passivo: il datore di lavoro è responsabile

Linea dura dei giudici contro la Rai, condannata a risarcire con quasi 32mila euro i danni biologici e morali da fumo passivo subiti da una giornalista

“Emanare circolari antifumo non basta, bisogna farle rispettare”. La Cassazione ribadisce la tolleranza zero contro il fumo passivo e condanna la Rai al risarcimento danni (stabilito in appello in circa 32mila euro) a una giornalista, ora in pensione, che lamentava di aver subito esposizione in azienda al fumo passivo.

Secondo i giudici, l’azienda “si è limitata a richiamare non meglio indicate circolari e disposizioni organizzative, senza che neppure sia stata allegata l’effettiva inflizione di qualche sanzione disciplinare in merito”, mentre “l’assunta emanazione di circolari e direttive – si legge nella sentenza della sezione lavoro- non costituisce evidentemente misura idonea a contrastare i rischi da esposizione al fumo passivo, né, di conseguenza, prova liberatoria”.

IL CASO – La Rai ha sostenuto di aver emesso disposizioni contro il fumo ma per i giudici della Suprema Corte, circolari e direttive “non costituiscono, evidentemente, misura idonea a contrastare i rischi da esposizione da fumo passivo” se non si fanno rispettare con sanzioni.
Le disposizioni contro il fumo nelle redazioni e negli ambienti di lavoro della tv pubblica rimanevano inattuate perché l’azienda aveva optato per un “approccio persuasivo e non repressivo”.

NESSUNA SANZIONE INFLITTA- Nel materiale difensivo depositato in Cassazione la Rai non ha portato prove “dell’effettiva inflizione di qualche sanzione disciplinare” ai trasgressori del divieto di accendere sigarette.
Quella della Rai è stata quindi una “manchevole condotta” per la quale è stata riconosciuta la responsabilità di natura contrattuale dell’emittente pubblica, nei confronti della giornalista, “per non aver posto in essere misure idonee a prevenire la nocività dell’ambiente lavorativo derivante dal fumo”

DANNO BIOLOGICO-  In base alle perizie era emersa che la malattia della giornalista è stata causata dalle condizioni di lavoro “ravvisando un danno biologico pari al 15%”..

 

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