Perché i fondi per la cassa integrazione si stanno esaurendo?

Ecco il motivo per cui gli ammortizzatori sociali sono quasi finiti e perché non c’è la possibilità di ricorso per le fabbriche colpite da crisi o che non sono riuscite a riorganizzarsi

Sono scaduti i 36 mesi di ammortizzatori sociali per migliaia di lavoratori di tutti i settori, che presto potrebbero trovarsi senza alcun tipo di protezione e fonte di reddito. In particolare, si tratta della cassa integrazione (Cig) e dei contratti di solidarietà sulle quali nel 2015 erano state imposte limitazioni e riduzioni in base al decreto legislativo 148/2015, facente parte dei Jobs Acts.

Secondo quel decreto, coloro che possono accedere alla cassa integrazione sono soltanto le aziende che stanno vivendo una fase di crisi e di ristrutturazione aziendale o coloro che hanno già fatto richiesta ai contratti di solidarietà. La durata della Cig (sia ordinaria sia straordinaria), in base alla norma, è più stringente: gli ammortizzatori sociali non possono protrarsi per più di 24 mesi, mentre per i contratti di solidarietà è stabilito un tetto di 36 mesi.

Si stima che i lavoratori colpiti dallo stop dei fondi sociali di questi giorni siano 140 mila solo nel settore metalmeccanico. Un altro settore è quello degli appalti per le pulizie ferroviarie con circa 2000 dipendenti a rischio. Sono, quindi, soprattutto i dipendenti, che lavorano in aziende le quali non sono riuscite a superare la crisi del mercato o che non sono riuscite ad organizzarsi, ad essere maggiormente coinvolti in questa preoccupante situazione.

I dati sono ancora più allarmanti se si pensa che il calo complessivo medio del 32,4% della cassa integrazione è stato accompagnato ad un aumento del 9,4% della cessata occupazione, secondo un’analisi realizzata dalla Cgil, in base agli ultimi dati Inps. Ciò che più preoccupa è però il raddoppio della indennità mensile di disoccupazione (per lavorati licenziati dal 1˚ maggio 2015), che negli ultimi mesi ha avuto un raddoppio del 98% rispetto a giugno: questo sta ad indicare che molte aziende stanno esaurendo la loro disponibilità di cassa.

Sul caso è intervenuto l’altro giorno il ministro del Lavoro e dello Sviluppo Economico Luigi di Maio con un post che ha pubblicato su Facebook: “Oggi tutti i giornali si rendono conto dei casini che il Pd ha combinato con il Jobs Act perchè presto scadrà la cassa integrazione per 140.000 operai. È imbarazzante come cerchino di imputare al nostro governo la responsabilità di questo disastro… Anziché preoccuparsi di aiutare queste persone, ne ha affossato delle altre sdoganando il precariato a vita e abolendo i diritti fondamentali dei lavoratori. Hanno tolto la cassa integrazione per cessazione, hanno cancellato un anno di cassa integrazione ai lavoratori giustificando l’azione con sussidi di disoccupazione. Peccato che quel sussidio arriverà solo una volta perso definitivamente il lavoro per cui ti sei magari impegnato per una vita. Anche questo è un effetto collaterale di quella folle riforma che è stata il Jobs Act: un incentivo a smettere di lavorare, un modo per dire ai cittadini che non sono più utili, un modo per umiliare le persone”.

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