Cassa integrazione e contratto di espansione, istruzioni Inps

A fornire istruzioni sulla natura, la durata e anche il contributo addizionale dovuto, è l'Inps con la circolare n. 98/2020

Come funziona la cassa integrazione nell’ambito del contratto di espansione?

Questa particolare forma di Cigs è richiedibile per una durata massima di 18 mesi non continuativi che, in deroga a limiti di durata complessivi e specifici, non si conteggiano nei cinque anni di riferimento. A fornire istruzioni sulla natura, la durata e anche il contributo addizionale dovuto, è l’Inps con la circolare n. 98/2020.

Contratto di espansione, cos’è

Il Decreto Crescita ha introdotto in via sperimentale per gli anni 2019-2020, il contratto di espansione per imprese con organico superiore alle 1.000 unità che hanno necessità di avviare percorsi di reindustrializzazione e riorganizzazione per recepire e sviluppare attività lavorative a contenuto più tecnico che hanno un impatto sui processi aziendali.
L’utilizzo del nuovo strumento è vincolato all’avvio di un iter di consultazione sindacale.
Il contratto di espansione ha due finalità:

  • l’introduzione di nuove persone nel proprio organico;
  • l’avvio di un percorso di riqualificazione del personale, con l’obiettivo di aggiornare le competenze individuali e collettive.

Per il personale che, difficilmente potrebbe essere impiegato in modo produttivo a causa dello sviluppo tecnologico avviato, le imprese hanno due possibilità:

  • concordare un’uscita anticipata dall’azienda, attraverso la risoluzione dei rapporti di lavoro con i soggetti che si trovino a non più di 5 anni dalla pensione di vecchiaia o da quella anticipata e che hanno maturato il requisito minimo contributivo;
  • per i lavoratori che non possono aderire allo scivolo pensionistico, l’impresa può procedere a riduzioni orarie tutelabili attraverso il ricorso al trattamento straordinario di integrazione salariale per garantire un’adeguata attività formativa finalizzata alla riqualificazione e all’aggiornamento delle competenze professionali.

Cassa integrazione nel contratto di espansione, come si applica

La natura della cassa integrazione rientrante nell’ambito del contratto di espansione è riconducibile alla causale della riorganizzazione aziendale e il trattamento, salvo per aspetti specifici, segue le regole previste per le integrazioni salariali straordinarie indicate dal decreto legislativo n. 148 del 2015.

Stesse regole di riferimento, ad esempio, per quanto riguarda i lavoratori beneficiari, l’applicazione del contributo addizionale e l’operatività del termine decadenziale. Restano esclusi dall’intervento di Cigs:

  • i dirigenti;
  • i lavoratori a domicilio;
  • gli apprendisti con contratto differente da quello di tipo professionalizzante.

Inoltre, ai fini dell’accesso alla misura, si precisa che i lavoratori devono possedere, presso l’unità produttiva per la quale è richiesto il trattamento, un’anzianità di effettivo lavoro di almeno novanta giorni alla data di presentazione della relativa domanda di concessione.

Cassa integrazione e contratto di espansione, il contributo addizionale

L’integrazione straordinaria connessa al contratto di espansione prevede l’obbligo di versamento del contributo addizionale di cui all’articolo 5 del D.lgs n. 148/2015.
A tal fine, si ricorda che detta contribuzione è articolata in misura progressiva pari a:

  • 9% della retribuzione globale che sarebbe spettata al lavoratore per le ore di lavoro non prestate, relativamente ai periodi di integrazione salariale ordinaria e straordinaria fruiti all’interno di uno o più interventi concessi sino ad un limite complessivo di 52 settimane in un quinquennio mobile;
  • 12% oltre il limite di 52 e sino a 104 settimane in un quinquennio mobile;
  • 15% oltre il limite di 104 settimane in un quinquennio mobile.

Pertanto, a partire dal periodo di paga successivo al provvedimento di concessione dell’integrazione salariale, l’azienda è tenuta al pagamento del contributo addizionale calcolato sulla retribuzione globale che sarebbe spettata ai lavoratori per le ore di lavoro non prestate.

Ad erogare la CIGS è il datore di lavoro, le somme vengono rimborsate dall’Inps o anche conguagliate nel momento in cui vengono assolti gli obblighi di contribuzione obbligatoria.

L’operazione, a pena di decadenza, deve avvenire entro sei mesi dalla fine del periodo di paga in corso alla scadenza del termine di durata dell’autorizzazione o dalla data del provvedimento di concessione, se successivo.

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