Cassa integrazione a rischio, 1 miliardo non basta. Ma la riforma Fornero ha pesato più sulle assunzioni che sui licenziamenti

Finiscono i fondi per la cassa integrazione e i licenziamenti esplodono. Ma c'entra più la crisi che la riforma del lavoro. Che invece ha fatto crollare i contratti atipici

In Italia non sono a rischio – sempre di più – solo i posti di lavoro ma anche il paracadute per chi il lavoro sta per perderlo. Sulla cassa integrazione c’è’ un allarme congiunto: Susanna Camusso, segretario della Cgil, avverte: "c’è il rischio che mezzo milione di italiani possa restare senza cassa integrazione" e "in qualche regione siamo già arrivati all’esaurimento dei fondi".

Le risponde, rincarando la dose, il ministro del lavoro Elsa Fornero: "se riuscissi a destinare al finanziamento della cassa integrazione un altro miliardo di euro potrei dirmi soddisfatta, anche se c’è il rischio che possa non essere ancora sufficiente".

Insomma, la regina degli ammortizzatori sociali è in crisi e probabilmente, come ha prospettato il ministro dell’Economia Grilli, saranno necessari altri tagli della spesa pubblica per rifinanziarla.

Boom dei licenziamenti, ma la riforma non c’entra

Intanto, sempre dal ministro del lavoro arrivano dati inquietanti sui licenziamenti nel 2012: più di un milione con un amumento di quasi il 14% rispetto alll’anno precedente.

Di chi è la colpa? Più della crisi o più della riforma del lavoro targata Monti-Fornero? Mentre l’opinione pubblica si divide tra "innocentisti" e "colpevolisti", Tito Boeri sull sito lavoce.info prova a tracciare una valutazione meno emotiva e più ponderata. "Assolvendo" sostanzialmente la Fornero dall’accusa di avere dato il via libera, con la sua riforma, ai licenziamenti facili e attribuendole piuttosto la responsabilità del calo delle assunzioni con contratti di  lavoro parasubordinato (cocopro e simili).

Un modo per capire quanto la riforma ha inciso sull’aumento dei licenziamenti sta "nel guardare all’andamento dei licenziamenti individuali (il cui regime è stato modificato dalla riforma) rispetto a quelli collettivi (il cui regime non è cambiato). Il ministero non rilascia questo dato che è ottenibile invece da alcuni osservatori sul lavoro regionali.

In base ai dati del Veneto, una delle regioni più produttive, "dopo l’entrata in vigore della legge c’è stato un aumento sia dei licenziamenti collettivi che di quelli individuali, ma l’incremento percentuale dei primi è stato nettamente più alto: attorno al 50% contro il 20% di quelli individuali",  rileva Boeri. "Quindi sembrerebbe che sia la congiuntura negativa la vera responsabile del loro aumento, non certo la legge Fornero. Ovviamente sarebbe utile ripetere la stessa analisi su scala nazionale".

Il crollo dei contratti parasubordinati

Diversa è la situazione per i posti di lavoro creati. "La riforma Fornero sembra invece avere avuto effetti pronunciati (e negativi) sul lato delle assunzioni. Lo si evince comparando la dinamica delle assunzioni nei contratti di lavoro parasubordinato (resi più costosi e più difficili dalla legge) con le assunzioni nei contratti di lavoro a tempo determinato e indeterminato".  Qui i dati sono su base nazionale:
 

  2011
Variaz. 1°-2° semestre
2012
Variaz. 1°-2° semestre
 Contratti parasubordinati
 (Cocopro, intermittente, somministrazione)
-3,57%  -26,04%
 Contratti subordinati
 (tempo detereminato o indeterm.)
 – 5,98% -6,37%

(Datti tratti da la voce.info)

La riforma Fornero è entrata in vigore nel luglio 2012. E sulle assunzione i risultati si sono visti subito. Nel 2° semestre 2012 i cosiddetti contratti atipici sono crollati rispetto all’anno prima, mentre le assunzioni "regolari" sono diminuite di solo il 6%. Nello stesso periodo 2011 addirittura i nuovi contratti parasubordinati si erano ridotti della metà rispetto agli altri.

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