Caporalato e schiavitù moderna in Italia: una piaga economica e sociale da combattere

La paga media è 3-4 euro l’ora, le donne percepiscono il 20% in meno ma, nei casi più gravi di sfruttamento, il salario è di 1 euro all’ora

(Teleborsa) C’è l’ombra del caporalato sulla tragica morte dei braccianti extracomunitari coinvolti in diversi incidenti sui camioncini a distanza di pochi giorni nel Foggiano. In tutto 16: 12 morti dopo un frontale con un Tir, allo svincolo per Ripalta, tra Lesina e San Severo, nel Foggiano e altri 4, sabato 1 agosto, dove un altro incidente, era costato la vita, appunto, ad altri braccianti agricoli extracomunitari, tra Ascoli Satriano e Castelluccio dei Sauri, sempre nel foggiano. Erano tutti migranti arrivati dall’Africa, pagati una miseria, al nero e alla giornata.

Un esercito di disperati – stranieri nella maggior parte dei casi, ma anche italiani  disposti a sottostare a qualsiasi sopruso pur di lavorare. Sono le vittime del caporalato, fenomeno antico tutt’altro che sparito, ancora tristemente diffuso tra i campi d’Italia. In tutto sono 400mila i lavoratori agricoli a rischio, come si legge nel quarto rapporto Agromafie e Caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto della Flai-Cgil presentato lo scorso luglio.

In totale i braccianti nel nostro Paese sono circa 1 milione e i migranti si confermano una risorsa fondamentale. Nel 2017 ne sono stati registrati 286mila, circa il 28% del totale. A questi dati vanno aggiunte le stime sul sommerso, oltre 220mila stranieri che vengono assunti in nero o che hanno una retribuzione molto inferiore a quella prevista dai contratti nazionali.
Una piaga sociale, ma anche economica.  Il business del lavoro irregolare e del caporalato in agricoltura, infatti, vale quasi 5 miliardi di euro e il tasso di irregolarità è pari al 39,9%, con un’evasione contributiva di quasi 2 miliardi di euro.
Numeri drammatici – La paga media resta tra i 20 e i 30 euro al giorno,  ossia 3-4 euro l’ora,  per un numero di ore di lavoro che va dalle 8 alle 12 anche se, nella maggior parte dei casi, le ore pagate sono molte meno di quelle realmente lavorate. Un salario inferiore di circa il 50% rispetto a quelle previsto. Non manca poi la discriminazione nella discriminazione: le donne, infatti, percepiscono il 20% in meno rispetto ai loro colleghi. E nei casi più gravi di sfruttamento, alcuni migranti percepiscono un salario di 1 euro all’ora.

La sfida del governo: “Svuoteremo i ghetti” –  “La bussola di questo governo – anche nell’approccio che abbiamo avuto nei confronti dell’immigrazione – è quella di garantire la dignità della vita e la dignità del lavoro. Per quanto riguarda il fenomeno del caporalato dobbiamo rafforzare gli strumenti di controllo e prevenzione e introdurre misure di sostegno al lavoro agricolo di qualità”: così su Facebook il premier Conte dopo la sua visita a Foggia.
 “Abbiamo una legge contro il caporalato, da cui partiamo, la 199 del 2016. Non è ragionevole introdurne un’altra. Ma dobbiamo anche capire perché non ha prodotto gli effetti sperati”, ha aggiunto.

Fico: “Piaga da combattere strenuamente” “Le tragedie in Puglia ci ricordano come la vita dei braccianti sia troppo spesso legata a condizioni di vita e di lavoro inaccettabili. Questa piaga ha un nome: caporalato”. Lo ha scritto su Facebook il presidente della Camera dei deputati, Roberto Fico. “Va combattuta strenuamente con interventi seri”, tanto contro gli “interessi mafiosi” quanto per evitare che “ci siano lavoratori ridotti in condizione di schiavitù”.

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