Boom Home restaurant: ecco le regole per aprirne uno e guadagnare

Due stanze al massimo, non più di 10 coperti, 8 aperture al mese per la versione Uber dei ristoranti. I commercianti protestano e parlano di concorrenza sleale

L’ultimo ritrovato della sharing economy, dopo Uber e Airbnb, si chiama Home Restaurant: ovvero il ristorante nella propria casa.

L’Home Restaurant consente a chiunque di trasformare la propria casa e la propria cucina in un ristorante occasionalmente aperto per amici, conoscenti e perfetti sconosciuti (viaggiatori) che avranno la possibilità di sperimentare la cucina originale dei luoghi frequentati abitualmente o in occasione di un viaggio. Basta mettere a disposizione due stanze al massimo, non offrire più di 10 coperti ed essere aperti non più di otto volte al mese.

Anche l’Italia prova a regolamentarli: alla Camera è partita la discussione sul ddl che li disciplina. Ma i commercianti protestano e parlano di concorrenza sleale.

LA DISCUSSIONE – Le nuove regole sono contenute in un disegno di legge che ha appena iniziato il suo percorso in Parlamento, con l’avvio del dibattito nella commissione Attività produttive della Camera. Il testo è stato presentato da Azzurra Pia Maria Cancelleri, del Movimento 5 stelle, e prevede altre regole come l’obbligo di comunicare l’apertura di un home restaurant con la cosiddetta Scia, la segnalazione certificata di inizio attività.

QUALI SONO LE REGOLE – Queste sono le regole previste dal disegno di legge appena presentato in Parlamento:

  • Obbligo di segnalare l’apertura con la cosiddetta Scia, un certificato di inizio attività.
  • Non più di otto aperture al mese fino a un massimo di ottanta l’anno.
  • Dieci coperti al massimo.
  • Spazio disponibile: due stanze per appartamento

COME FUNZIONA – L’iter è molto semplice e avviene attraverso una piattaforma virtuale, “Gnammo”. Chi decide di darsi alla ristorazione a casa propria si iscrive alla piattaforma e crea un evento che viene pubblicizzato online. I potenziali clienti chiedono di partecipare ed è lo stesso neo ristoratore (proprio come avviene su facebook per le richieste di amicizia) che decide se accettare o meno i commensali. A quel punto i clienti vanno a cena, tutto attraverso la piattaforma, anche il pagamento della quota che viene messa nero su bianco al momento della pubblicazione dell’evento.

CONCORRENTA SLEALE – Secondo un sondaggio Swg per Confesercenti, l’80% dei ristoratori italiani dice che si tratta di concorrenza sleale. E praticamente tutti, il 92%, sostengono che il fenomeno deve essere regolato. Il testo in discussione in Parlamento ha proprio questo obiettivo. Ma si tratta di un disegno di legge presentato da un gruppo di parlamentari. I tempi non saranno brevi.

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