Bono, Fincantieri: servono 6.000 lavoratori ma non si trovano

L'ad del colosso mondiale delle costruzioni navali: servono saldatori e carpentieri ma i ragazzi italiani preferiscono fare i rider a 500-600 euro

Fincantieri, colosso mondiale delle costruzioni navali, cerca carpentieri e saldatori, ma non li trova. “Sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare, dice l’ad Bono.

“Nei prossimi due o tre anni avremo bisogno di 5-6mila lavoratori ma non so dove andarli a trovare… Carpentieri, saldatori… Abbiamo lavoro per 10 anni e cresciamo ad un ritmo del 10% ma sembra che i giovani abbiano perso la voglia di lavorare. D’altra parte, se uno si accontenta di fare il rider a 500/600 euro… Da noi un lavoratore medio prende 1600 euro: purtroppo mi sembra che abbiamo su questo cambiato cultura”.

Sono le frasi pronunciate dal numero uno di Fincantieri, Giuseppe Bono, riconfermato a marzo dal governo Conte come amministratore delegato del gruppo pubblico, nel corso di una tavola rotonda sul lavoro che cambia alla conferenza di organizzazione della Cisl.

“Sento parlare tanto di lavoro, crescita, infrastrutture, porti, autostrade e aeroporti… e penso che noi fra un po’ di tempo avremo più università che laureati, più porti che navi, più aeroporti che passeggeri. Questi sono gli sprechi del Paese: vogliamo tutto ma vogliamo che lo facciano gli altri”, conclude criticando anche il sindacato responsabile di “un appiattimento generalizzato: non posso pagare un saldatore come un magazziniere, lo dovrei pagare come un ingegnere e invece no”.

Il lavoro “è dignità”, ha poi sottolineato a margine, “se uno si accontenta di fare il rider a 500-600 euro... da noi un lavoratore medio prende 1.600 euro al mese. Allora se uno volesse guardare al futuro non si accontenterebbe di fare il rider, anche perché non è che fare il rider è meno faticoso di fare il saldatore. Purtroppo abbiamo cambiato cultura”.

Il ministro del Lavoro e vicepremier Luigi Di Maio, commentando le parole di Bono, si è limitato a dire che “le nuove politiche per il lavoro che stiamo costruendo andranno proprio nella direzione di colmare il gap tra domanda e offerta di lavoro” e “siamo pronti con l’Agenzia Nazionale delle Politiche Attive a dare supporto a Fincantieri nel formare le maestranze di cui ha bisogno”.

Secondo Confindustria, è fondamentale rilanciare il collegamento tra studenti e aziende, “se non si vuole incorrere in un altro paradosso tutto italiano: avere nuovi macchinari e non trovare le persone giuste per farli funzionare”. Per questo va potenziata l’istruzione terziaria professionalizzante. In Italia solo l’1% dei ragazzi frequenta i percorsi Its, che hanno un tasso di occupazione a dodici mesi che supera l’80%, più elevato dei laureati triennali, al 73%, e in linea con quello dei laureati magistrali, all’83%. La conseguenza è che da qui al 2022 quasi la metà dei periti under 29 sarà “di difficile reperimento”.
Nei prossimi cinque anni l’industria avrà bisogno di 264 mila operai specializzati, ma mancano meccanici, montatori, riparatori, costruttori di utensili, elettronici-elettrotecnici, specialisti di cuoio, calzature, costruzioni.

Bono, Fincantieri: servono 6.000 lavoratori ma non si trovano