Boeri, “Immigrati ci hanno regalato circa un punto di PIL in contributi”

(Teleborsa) – Un lavoratore in nero su tre è clandestino. È quanto emerge dai dati delle ispezioni di vigilanza INPS nel periodo 2013-2015 nelle aziende illustrati dal Presidente dell’istituto previdenziale Tito Boeri che lo ha dichiarato in commissione d’inchiesta sui migranti alla Camera.

Boeri è tornato sul tema dopo che ieri 19 luglio presso la Commissione Esteri alla Camera aveva rivelato che le pensioni pagate all’estero dall’Istituto di Previdenza nel complesso, sono state nel 2016, su 160 Paesi, “oltre 373 mila per un valore poco superiore a 1 miliardo di euro”.

Il Presidente dell’INPS ha sottolineato che gli immigrati regolari versano ogni anno 8 miliardi contributi sociali e ne ricevono 3 in termini di pensioni e altre prestazioni sociali, con un saldo netto di circa 5 miliardi per le casse dell’INPS”. Solo pochi giorni fa, Boeri aveva sottolineato come la chiusura delle frontiere rischiasse di “distruggere” il sistema di protezione sociale, creando un buco da 38 miliardi. Una cifra che deriva da una simulazione effettuata, da cui emerge che verrebbero meno 73 miliardi di entrate contributive e 35 miliardi di prestazioni a favore di immigrati.

Il numero uno dell’istituto di previdenza ha spiegato come ci sia sempre più bisogno di immigrati. “Proprio mentre aumenta tra la popolazione autoctona la percezione di un numero eccessivo di immigrati, abbiamo sempre più bisogno di migranti che contribuiscano al finanziamento del nostro sistema di protezione sociale. Il nostro Paese – spiega – ha chiuso molti canali di ingresso regolare nel mercato del lavoro, mentre sta attraendo un crescente numero di rifugiati ed immigrati irregolari” anche se è proprio l’immigrazione regolare che “contribuisce a finanziare il nostro sistema pensionistico”. In particolare aiuta il fatto che gli immigrati che arrivano sono giovani, lontani dall’età della pensione, con l’80% dei nuovi permessi di soggiorno che è concesso a stranieri con meno di 35 anni. La quota degli under 25 che cominciano a contribuire all’INPS come dipendenti, poi, è passata dal 27,5% del 1996 al 35% del 2015.

“Abbiamo calcolato che sin qui gli immigrati ci hanno regalato circa un punto di PIL di contributi sociali a fronte dei quali non sono state loro erogate delle pensioni”.

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