Blumarine, crisi profonda: costretta a licenziare metà dei dipendenti

Cede un altro storico marchio italiano di abbigliamento. Dopo l'acquisizione da parte di Liu Jo, la metà dei lavoratori rischia ora il licenziamento

Momento molto caldo per i lavoratori italiani. Vi abbiamo raccontato dei dipendenti Auchan, dei bancari che subiranno il taglio più drammatico dal 2015, di Almaviva e di molte altre crisi aziendali.

Ora, batosta in arrivo per i lavoratori dello storico gruppo di abbigliamento italiano Blumarine. La crisi precede di gran lunga il Coronavirus, ma proprio in un momento così delicato per l’economia italiana la proprietà ha annunciato l’apertura di un licenziamento collettivo, che secondo le prime stime dovrebbe portare al dimezzamento dei dipendenti, che passerebbero da circa 100 a 50.

L’acquisizione di Blumarine da parte di Liu Jo

La proprietà del celebre marchio di abbigliamento di Carpi è cambiata a novembre, passando dalla fondatrice Anna Molinari all’imprenditore Marco Marchi, patron di Liu Jo. Marchi ha fondato Liu Jo con il fratello Vannis nel 1995 a Carpi, storico distretto della maglieria, dove appunto era nata nel 1977 anche Blumarine.

Mentre Liu Jo ha chiuso il 2019 con ricavi intorno a 400 milioni di euro, il gruppo Blufin, con i suoi marchi Blumarine, Blugirl, Anna Molinari e Be Blumarine, è presente nel mondo con oltre 500 punti vendita, di cui 31 tra boutique e shop monomarca. Il fatturato del gruppo comprensivo di royalties per le licenze nel 2018 è stato di 33 milioni di euro, di cui il 40% proveniente dal mercato domestico e il 60% da quello internazionale.

Le perdite

Ma le difficoltà economiche di Blumarine non sono mai state un mistero, purtroppo. L’ultimo bilancio presentava addirittura una perdita di oltre 14 milioni di euro, molto più della metà del fatturato annuale complessivo dell’azienda.

Blumarine è un marchio storico della città di Carpi e del sistema fashion italiano, che da sempre sostiene tutto il distretto della zona.

Quotazione entro due anni

“Un taglio doloroso ma necessario per ripartire” ha commentato il neo ad Marco Marchi. Per quanto le difficoltà economiche fossero piuttosto note, la notizia è stata una vera e propria doccia gelata per i lavoratori.

E dire che Eccellenze Italiane Holding (EIH), che possiede i marchi Liu Jo e Blumarine, punta alla quotazione nell’arco di un paio d’anni. “Il progetto di creare una holding e di acquistare un altro marchio nasce dalla consapevolezza che l’industria della moda italiana ha un grande potenziale, ma a volte è penalizzata da carenze manageriali o finanziarie”, aveva spiegato Marchi.

“Inseguo con consapevolezza il percorso verso la quotazione perché sono convinto che sia fondamentale per la mia azienda renderla indipendente dalla mia sorte” ha detto. “È una decisione che non va presa per necessità e va fatta quando ci sono le condizioni migliori”.

© Italiaonline S.p.A. 2021Direzione e coordinamento di Libero Acquisition S.á r.l.P. IVA 03970540963

Blumarine, crisi profonda: costretta a licenziare metà dei dipendenti